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·26 agosto 2026

Quanto costa diventare azionista della Juventus? Il prezzo delle azioni e i costi da considerare

Immagine dell'articolo:Quanto costa diventare azionista della Juventus? Il prezzo delle azioni e i costi da considerare

Per diventare azionista della Juventus non serve un patrimonio. Ne basta una, di azione: è il quantitativo minimo che puoi comprare a Piazza Affari, e costa come un caffè e poco altro. È il tipo di gesto che molti tifosi fanno per il gusto di farlo, spesso senza guardare il resto del conto.

Ed è proprio il resto del conto la parte interessante. Perché tra commissione di acquisto, spread denaro lettera su un titolo poco liquido, imposta sulle transazioni finanziarie e tassazione della plusvalenza, il costo complessivo di un’operazione da poche decine di euro può arrivare a pesare in percentuale molto più di quanto pesi su un ordine da diecimila euro su un ETF globale.


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La variabile che incide di più è l’intermediario. Su un ordine di taglio piccolo la commissione fissa può valere una fetta a doppia cifra dell’importo investito, e la scelta tra un broker con sostituto d’imposta e uno senza determina se a fine anno dovrai occuparti tu della dichiarazione. Chi vuole farsi un’idea dei costi reali può partire da i migliori broker italiani secondo Rendite Passive, dove le piattaforme sono messe a paragone su commissioni, accesso a Piazza Affari e trattamento fiscale.

Quante sono davvero le squadre italiane quotate

Molto meno di quanto si pensi. Oggi a Piazza Affari sono negoziate soltanto due società di Serie A: la Juventus, con ticker JUVE, quotata dal dicembre 2001, e la S.S. Lazio, ticker SSL, che aveva aperto la strada nel 1998. Entrambe su Euronext Milan.

La terza, l’A.S. Roma, ha lasciato il listino il 14 settembre 2022, dopo che il gruppo Friedkin ha completato l’offerta pubblica di acquisto e avviato il delisting. Ventidue anni di permanenza chiusi per liberarsi degli obblighi informativi e muoversi con più margine sul piano societario.

Non è un caso isolato: il numero di club quotati in Europa si è ridotto sensibilmente nell’ultimo decennio, e la stessa Olympique Lyonnais è uscita dalla Borsa di Parigi. Per un quadro completo su chi resta e sul senso industriale della quotazione, rimandiamo alla nostra analisi su le squadre di calcio italiane quotate in Borsa.

Cosa muove davvero questi titoli

Chi si avvicina per la prima volta immagina che il prezzo segua i risultati del campo. In parte è vero, ma è la parte meno interessante. I movimenti più consistenti arrivano da operazioni societarie, aumenti di capitale, cambi di proprietà, questioni giudiziarie e progetti infrastrutturali.

Lo stadio di proprietà, in particolare, è una delle poche voci che cambia strutturalmente il profilo dei ricavi di un club, motivo per cui i piani infrastrutturali dei club italiani vengono seguiti con attenzione anche da chi guarda ai bilanci più che alla classifica.

C’è poi il tema della liquidità, che sui titoli calcistici italiani è un problema concreto. La Lazio ha una capitalizzazione contenuta e volumi di scambio ridotti: su un titolo così, la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita immediata può essere significativa, e uscire da una posizione in una giornata di scambi sottili non è sempre indolore.

Il conto vero: le tre voci che nessuno somma

La commissione dell’intermediario. È la voce più variabile del mercato italiano. Si passa da banche tradizionali con minimi fissi per ordine a piattaforme con tariffe molto più contenute su Borsa Italiana. Su ordini di piccolo taglio, che sono la norma per chi compra azioni del proprio club, la differenza in percentuale è enorme.

Lo spread. Non compare in nessun estratto conto ma lo paghi comunque. Su titoli con volumi ridotti la forbice tra domanda e offerta si allarga, e su un ordine piccolo può pesare quanto la commissione.

Le imposte. La plusvalenza è tassata al 26%. A questa si aggiunge l’imposta sulle transazioni finanziarie, che si applica alle azioni di società italiane sopra una determinata soglia di capitalizzazione: vale la pena verificare caso per caso, perché tra i due titoli calcistici quotati la situazione non è identica.

Regime amministrato o dichiarativo: cosa cambia per chi investe

È il punto che i tifosi-investitori scoprono in ritardo. Se l’intermediario opera come sostituto d’imposta in regime amministrato, trattiene le imposte e le versa per conto tuo: la tua dichiarazione dei redditi non cambia di una riga.

Se invece usi una piattaforma estera che non fa da sostituto d’imposta, la responsabilità è tutta tua. Vanno compilati i quadri relativi alle plusvalenze e al monitoraggio delle attività detenute all’estero, con il calcolo delle imposte a tuo carico. Per un’operazione simbolica da cinquanta euro è un costo di tempo e, se ti affidi a un commercialista, anche di denaro sproporzionato rispetto all’investimento.

La documentazione ufficiale sugli strumenti negoziati e sui mercati di riferimento è consultabile sul sito di Borsa Italiana.

Una precisazione doverosa

Le azioni dei club calcistici sono titoli volatili, legati a bilanci storicamente fragili e a eventi difficilmente prevedibili. I dividendi sono rari. Chi le compra dovrebbe sapere che si tratta di un’esposizione di nicchia, molto lontana dal profilo di uno strumento diversificato, e dimensionarla di conseguenza. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce una raccomandazione di investimento.

Detto questo, se l’obiettivo è avere un pezzo simbolico del proprio club, tanto vale sapere quanto costa davvero portarlo a casa.

(*) Questo articolo si basa su un’analisi di Sal Cocurullo, fondatore di RenditePassive.

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