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·22 febbraio 2026

Ranieri: “Chiudere la carriera alla Roma? Mai dire mai”

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Claudio Ranieri si racconta e torna a parlare del suo legame profondo con la Roma, tra passato, scelte difficili e uno sguardo al futuro.

Sul suo rapporto con il calcio e gli inizi all’oratorio di San Saba:


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“Il classico sogno da bambino. Non ho mai frequentato scuole calcio, allora non esistevano. Però c’erano gli oratori, io cominciai in quello di San Saba. A 16 anni non ancora compiuti feci un provino con la Roma ma non mi presero. E finii in una squadretta succursale. Fu Helenio Herrera a ripescarmi”.

Sul modo di entrare nella testa dei calciatori:

“I tifosi pensano che siano dei robot, metti il gettone e loro giocano. Non funziona così: hanno degli alti e dei bassi, e tu devi stargli vicino soprattutto nei momenti difficili. Io mi sono sempre proposto come un equilibratore”.

Impossibile non citare l’impresa con il Leicester City e la vittoria della Premier League:

“No, io sono sempre quello della poesia di Kipling. Più che altro ha fatto cambiare l’opinione su di me. Sfioravo gli scudetti con squadre che non erano attrezzate per vincere i campionati, ed ero l’eterno secondo o il magnifico perdente. Però accettavo tutto, perché non puoi andare contro il mainstream. È sempre una fatica inutile”.

Sulla scelta di dire no alla Nazionale italiana:

È stato difficile nel senso che quale allenatore non vorrebbe allenare la Nazionale del proprio Paese? Ma, al tempo stesso, non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma. Ci sarebbe stato un conflitto di interessi pazzesco. Mi è sembrata la scelta più onesta”.

E sul confronto con la proprietà, i Dan Friedkin e Ryan Friedkin:

“Claudio decidi, e qualunque cosa deciderai, noi saremo con te. Sono stati molto corretti”.

Infine, sul possibile epilogo della sua carriera in giallorosso:

“Penso che finirà così, poi mai dire mai. Avevo assicurato che non avrei più allenato dopo Cagliari, e invece è uscita fuori la Roma. E alla Roma non potevo dire di no”.

E su un eventuale ritorno in panchina:

“Parlo di un ruolo dirigenziale. Con la panchina ho chiuso, troppo faticoso. Negli ultimi anni mi sono accorto che la sconfitta mi divorava. Il piacere della vittoria dura poco, cominci a pensare subito alla partita successiva”.

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