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·12 marzo 2026

Ricavi, calendari e governance: le Leghe europee lanciano la strategia 2026-2027

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Le European Leagues hanno svelato il piano strategico per il biennio 2026-2027, che delinea una visione netta per il futuro del calcio continentale, ponendo le leghe nazionali come il pilastro fondamentale su cui poggia l’intero sistema.

L’organismo, che rappresenta 40 leghe professionistiche e oltre mille club in 34 nazioni diverse, ha avvertito che l’attuale espansione delle competizioni internazionali rischia di mandare definitivamente fuori equilibrio un sistema costruito con cura nel corso di generazioni. Secondo il presidente Claudius Schäfer, è fondamentale che le associazioni nazionali, la UEFA e la FIFA riconoscano il pericolo di una saturazione dei calendari che minaccia la sopravvivenza del calcio di base e la competitività dei tornei domestici.


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Il primo grande fronte di battaglia riguarda la crescente polarizzazione finanziaria e sportiva, che ha portato a una concentrazione senza precedenti di ricchezza e talento in un numero sempre più esiguo di società. Questa dinamica rischia di erodere l’interesse dei tifosi e di ridurre i ricavi complessivi, rendendo quasi impossibile per i club che non partecipano alle competizioni UEFA competere sul campo. Per contrastare questa tendenza, le European Leagues si impegnano a dialogare costruttivamente con gli organi di governo per evolvere i modelli di distribuzione dei ricavi internazionali in vista del ciclo 2027-2031, puntando contemporaneamente a introdurre meccanismi di controllo dei costi più efficaci per frenare le pressioni inflazionistiche.

Strettamente legato al tema economico è quello della governance, dove le Leghe denunciano una mancanza di inclusività nei processi decisionali. Attualmente, gli organismi di governo calcistico faticano a gestire il loro duplice ruolo di regolatori e organizzatori di competizioni, una sovrapposizione che spesso porta a favorire i tornei internazionali a scapito dei campionati nazionali, specialmente nella definizione dell’International Match Calendar. Questa situazione ha spinto le European Leagues e FIFPRO a presentare, nell’ottobre 2024, un reclamo formale alla Commissione europea contro la FIFA, sollecitando un’indagine sulle pratiche di definizione dei calendari che escludono la voce dei principali stakeholder come club e giocatori.

Sul piano della sostenibilità commerciale, la minaccia più insidiosa è identificata nella pirateria online dei contenuti live, che colpisce direttamente il cuore del modello economico basato sulla vendita dei diritti televisivi. Poiché il valore del prodotto calcio risiede quasi esclusivamente nella sua trasmissione in diretta, il danno economico derivante dal furto di contenuti limita drasticamente la capacità delle leghe di investire e ridistribuire fondi lungo tutta la piramide sportiva. Le European Leagues chiedono quindi un intervento legislativo urgente a livello europeo che consenta di rimuovere i contenuti illegali in tempo reale, idealmente prima della fine dell’evento sportivo, poiché gli strumenti attuali non sono abbastanza rapidi per contrastare l’entità del fenomeno.

Il benessere dei protagonisti in campo è invece al centro del pilastro dedicato al Dialogo Sociale, considerato l’arena privilegiata per bilanciare gli interessi di datori di lavoro e dipendenti. In questo ambito, l’attenzione è rivolta non solo alla salute e alla sicurezza dei calciatori messe a dura prova da calendari sempre più fitti, ma anche all’evoluzione del sistema dei trasferimenti a seguito della sentenza “Diarra” della Corte di Giustizia dell’Unione europea. La strategia punta a raggiungere accordi collettivi che rispettino il principio di sussidiarietà e le leggi nazionali, garantendo che ogni riforma del mercato del lavoro sia frutto di una negoziazione paritaria.

Tutte queste priorità convergono infine – secondo le Leghe – nella necessità di blindare il Modello Sportivo Europeo e i suoi valori intramontabili, come il merito sportivo, le promozioni e le retrocessioni. Le European Leagues vedono in questo modello non solo una struttura competitiva, ma una funzione sociale vitale che rafforza la coesione delle comunità in tutto il continente. Per il futuro, l’obiettivo è introdurre solidi “guardrail” normativi che impediscano alla polarizzazione della ricchezza di bloccare l’ordine stabilito, preservando così le aspirazioni dei club e la passione dei tifosi che sono alla base della prosperità del calcio europeo.

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