Pagine Romaniste
·28 settembre 2026
Roma, Sabatini: “Questa Roma è una candidata per lo Scudetto”

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Walter Sabatini analizza il momento d’oro della Roma in un’intervista a Tuttosport: dai sogni Scudetto al giudizio sul colpo Rodrigo Mora

L’ex DS giallorosso, Walter Sabatini, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Tuttosport per analizzare il momento vissuto dalla Roma sotto la guida di Gasperini, spendendo parole importanti anche in ottica Scudetto. Nel corso del suo intervento, il dirigente ha espresso un giudizio sul nuovo acquisto Rodrigo Mora, allargando poi la riflessione al Como di Fàbregas, al legame con De Rossi e alla passione della tifoseria romanista.
Quanta differenza avrebbe fatto per la Roma avere in rosa il famoso esterno sinistro offensivo? “Beh, penso una differenza importante, anche se non mi sembra che la Roma oggi sconti questa assenza o sconti qualche lacuna della rosa, perché mi pare che la Roma sia veramente una serenissima candidata a combattere fino in fondo per lo scudetto per come stanno giocando. C’è una coesione formidabile tra i giocatori e una condizione anche fisica inaspettata da parte di altri, tipo Dybala. Ci sono tutte spinte, diciamo, centrifughe molto positive nella Roma”.
Che giudizio dà su Rodrigo Mora e sull’operazione della Roma? Quanto può incidere sotto la guida di Gasperini? “I giocatori devono incidere per come sono. Penso che Rodrigo sia un ragazzo certamente talentuoso, ma non ancora un talento, è un giocatore che ha un repertorio suo tecnico molto consistente. Però adesso deve misurarsi con un campionato molto difficile da un punto di vista tattico: lo controllano, lo curano, lo marcano. E si deve mettere in condizione di non farsi inghiottire dal campo. Spesso i calciatori vengono inghiottiti dal campo. E questo non deve succedere con Rodrigo Mora”.
Lei ha sempre manifestato il suo amore per la Roma, eppure dai tifosi viene spesso definito “laziale”. Si sente di dare una risposta definitiva a questa etichetta? “No, perché non me ne frega niente. Io alla Lazio ho lavorato orgogliosamente, l’ho sempre detto. Devo molto a Lotito, perché lavorare con lui qualche anno mi ha permesso di rientrare a pieno titolo in un mondo che mi stava sfuggendo. Dopo la Lazio sono andato a Palermo e lì il mio lavoro è stato premiato dai risultati e dal valore dei giocatori.
Non rinnegherò mai le squadre per cui ho lavorato e neanche mi offendo se i romanisti dicono che sono laziale. Certo, sono stato laziale perché io amo i club per i quali lavoro. E mi è successo anche alla Lazio. Naturalmente alla Roma ho avuto più tempo, la Roma è diventata la storia della mia vita. Cioè tutto il tempo che sono stato a Roma è praticamente il tempo della mia vita intera, anche nelle esperienze nei sentimenti fuori dal campo”.
Sul piano strettamente calcistico, quale delle due squadre la convince di più: il Como di Fabregas o la Roma di Gasperini? “Beh, devo fare un distinguo. La Roma di Gasperini in questo momento è una squadra fortissima perché c’è una coesione in campo e un’identità di vedute tra allenatore e squadra che produce un risultato eccezionale. Soprattutto quando c’è in campo Manu Koné, perché è un giocatore fondamentale per loro. È una barriera centrale che stoppa tutte le possibili ripartenze degli avversari e ripropone subito la Roma in attacco perché conquista molti palloni. Poi adesso vedo che ha cominciato a cercare la porta e a far gol, che era un limite che lui aveva, non cercava mai la porta.
Adesso il fatto che abbia fatto due gol in una partita probabilmente gli accenderà una passione…una passione nuova, perché i calciatori vivono di passioni. E gli sarà subentrata anche la passione per il gol, che sarà molto importante nella sua vita. Il Como è una squadra che gode di un movimento culturale che ha imposto Fabregas e sta facendo il successo di questa entità che è il Como, che gioca un calcio spettacolare, sfrontato e direi anche allegro, perché glielo permette la società. Glielo permette la società nel senso che è una società propositiva, che vuol fare e che intorno al Como costruisce anche tante altre cose. La Roma ha più urgenza del risultato”.
In passato auspicava il ritorno di De Rossi alla Roma, poi è arrivato Gasperini. Che consiglio darebbe oggi a De Rossi, alle prese con un avvio difficile al Genoa e con una rosa depauperata? “Non gli darei nessun consiglio perché so che lui ha una forza interiore ragguardevole e la userà, perché l’unica cosa che può fare un allenatore è resistere”.







































