Inter Milan
·21 settembre 2026
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Un tempo le uniche partite teletrasmesse erano quelle di Coppa dei Campioni. Come ora, vinceva spesso il Real Madrid: una squadra mitica, Puskas, Gento, Di Stefano. E per un ragazzino era normale restare imbambolato a guardarli. Un po’ meno, però, lo era ammirarli mentre stavi per scendere in campo a giocare la tua finale di Coppa dei Campioni. Ci volle Luisito Suarez, nel pre partita di Inter-Real Madrid per scuotere il ventunenne Sandro Mazzola. “Noi andiamo a giocare la partita, tu cosa vuoi fare, resti qui a guardare?”. La risposta arrivò sul campo. 3-1 finale e doppietta al Real Madrid. Sapete chi altro l’ha fatto in una finale di Champions League contro i blancos? Esatto, nessuno.
Sandro Mazzola è stato un figlio dell’Inter e non è una metafora. La più grande tragedia della storia del calcio italiano, quella di Superga, tra gli altri ci ha privati di Valentino Mazzola, uno dei giocatori più forti di sempre. Sandro aveva sei anni. Calcisticamente fu adottato da Veleno Lorenzi, una leggenda interista, che lo portava allo stadio la domenica e agli allenamenti in settimana. Dove affinava la sua tecnica con un certo Giuseppe Meazza.
“L’Inter mi ha dato una cosa che non aveva prezzo: una possibilità”, disse una volta Mazzola in un’intervista. E Sandro Mazzola ha ricambiato l’Inter vestendo solo la sua maglia, nessun’altra, per 565 volte. Tutte indimenticabili, anche la prima. Quando perse 9-1 contro la Juventus. Giocava la Primavera per protesta, e l’1 nel tabellino interista portava la sua firma. Su calcio di rigore. Abituato a prendersi le responsabilità, tra cui un cognome impossibile da portare e che invece portava con leggerezza, è stato un calciatore magnifico, senza un vero ruolo come i grandissimi, perché giocava bene ovunque. Centravanti, regista, interno. La filastrocca più famosa del calcio italiano facevano tutti finta di saperla: Sarti, Burgnich, Facchetti, poi in tanti cadevano su Tagnin o Bedin, si disperdevano, ma tutti si rianimavano sul finale: MAZZOLA!
Ferenc Puskas, uno dei miti del Sandro bambino, alla fine di quella notte trionfale a Vienna, andò a cercare quel giovane attaccante che nessuno dei suoi compagni era riuscito a prendere. Ci andò con la sua maglia in mano, in dono, e con parole che divennero macigni. “Sai io ho visto tuo padre giocare, sei degno di lui”.
Se ne è andato per uno scherzo del destino il giorno in cui San Siro, ha compiuto cento anni, lui che è stato tra i pochi a vincere una Coppa dei Campioni nel suo Stadio.
Questo pomeriggio Milano lo saluta per l’ultima volta.
Portava un cognome leggendario ed è riuscito, con la classe, la tenacia e la perseveranza ad affiancarvi un nome che ora è a sua volta leggenda.
Infinito, Sandro Mazzola.