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·8 settembre 2026
« Sembrava un film Disney »: Lo Celso racconta il PSG che ha conosciuto

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·8 settembre 2026

Ex giocatore del Paris Saint-Germain, Giovani Lo Celso, 30 anni, centrocampista del Betis Siviglia, conserva un ricordo particolarmente intenso del suo passaggio nella capitale. In un’intervista concessa a L’Équipe prima di affrontare il Lille con il Betis Siviglia, l’argentino racconta di un PSG «familiare», evoca il livello eccezionale dei suoi ex compagni e sottolinea l’impatto di Luis Enrique.
Che ricordi conserva della sua esperienza al PSG? «Lì ho vinto tanti titoli (2 Ligue 1, 2 Coppe di Francia, 1 Coppa di Lega), è stato un cambiamento enorme per me e tutti mi hanno accolto in modo incredibile. La prova è che sono andato via otto anni fa, non ci sono rimasto a lungo, e sono ancora in contatto con il presidente o con persone del club. Il PSG è molto più familiare di quanto sembri. Nasser (al-Khelaïfi) è l’unico presidente, insieme a quello del Betis, che ha mantenuto i contatti dopo la mia partenza.» Cosa l’ha colpita? «È la squadra più forte in cui abbia giocato. In allenamento era pazzesco. Sembrava un film Disney. Avevo 20 anni, arrivavo dal Rosario Central ed ero come un bambino con un giocattolo nuovo. Vederli allenarsi, il modo in cui trattavano i giovani come me, la loro volontà di trasmettere, la loro mentalità vincente che ti permette di arrivare molto lontano...»
Lo sguardo di Lo Celso è tanto più significativo perché va ben oltre i risultati ottenuti con il Paris. L’argentino insiste su ciò che ha scoperto all’interno del club: l’accoglienza, la trasmissione e quella vicinanza che conserva ancora oggi con alcuni dirigenti. Il suo ricordo degli allenamenti racconta anche il livello di esigenza di uno spogliatoio pieno di giocatori affermati, ma capace di integrare un giovane di 20 anni appena arrivato dall’Argentina.
Quale giocatore l’ha impressionata di più? «Neymar. Avevo l’impressione che non praticasse lo stesso sport. Tecnicamente era davvero sopra tutti. In allenamento come in partita, dribblava chiunque, quando e come voleva. E umanamente è una bellissima persona.»
Tra tutte le stelle incrociate a Parigi, la scelta di Neymar la dice lunga sull’impressione lasciata dal brasiliano ai suoi compagni di squadra. Lo Celso non si limita ai gesti visibili durante le partite: descrive soprattutto una superiorità tecnica quotidiana, perfino nelle sedute di allenamento. La sua testimonianza ricorda quanto il Neymar parigino potesse suscitare meraviglia in chi condivideva direttamente il campo con lui.
Perché non è riuscito a imporsi al PSG? «Il club viveva una fase di transizione. Era stato Olivier a portarmi lì e poco dopo il mio arrivo non c’era più. Cambiavano i direttori sportivi, gli allenatori... Ho giocato tantissimo nell’ultima stagione con Unai Emery, poi è arrivato Thomas Tuchel e non aveva gli stessi piani per me.» Come spiega gli attuali successi del PSG? «Luis Enrique. Con lui hanno trovato il loro equilibrio, un allenatore che sa cosa vuole, dove va, con un’idea di gioco molto chiara. I giocatori sono molto coinvolti e aderiscono alla sua visione. Ha creato un collettivo molto forte e sono i gruppi solidi, uniti, a vincere i titoli.»
Il contrasto tracciato da Lo Celso è particolarmente interessante. Per spiegare le sue difficoltà, descrive un PSG sottoposto a diversi cambiamenti nella direzione sportiva e in panchina.
Il suo sguardo sulla squadra attuale è esattamente l’opposto: una visione chiara, un gruppo convinto e un allenatore capace di dare una direzione comune. Ai suoi occhi, il successo parigino si basa quindi meno sull’accumulo di individualità che sulla forza di un progetto collettivo pienamente assimilato.
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇫🇷 qui.
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