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·17 marzo 2026

Serie A, confronto sulla sostenibilità economica in Lega: rispunta il Decreto Crescita

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Dal 2024 i club di Serie A non possono godere più dei benefici fiscali del Decreto Crescita (riduzione dell’Irpef del 50% andando a risparmiare sull’ingaggio lordo dei calciatori che provenivano dall’estero). Ma un tavolo di confronto, anche in vista di una possibile introduzione della misura fiscale ritirata dall’attuale governo Meloni, è andato in scena di recente, e il clima è stato definito positivo da più parti.

Come riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera, i vertici del calcio italiano si sono incontrati con gli omologhi di Agenzia delle Entrate, Inps, il vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo e la nuova Commissione che vigila sui conti dei club che ha preso il posto della Covisoc. Sul tavolo le varie modalità e strumenti utili al fine di ottenere la stabilità nella gestione delle società.


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Per la Commissione erano presenti il presidente Massimiliano Atelli, Gabriele Fava che è anche numero uno dell’Inps e Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate. I tre si sono per la prima volta interfacciati con i rappresentanti dei club di Serie A. Da parte sua il vice ministro Leo (Fratelli d’Italia) ha sottolineato l’importanza di perseguire un modello virtuoso di gestione del rischio fiscale, basato sulla trasparenza e sulla comunicazione anticipata all’Agenzia delle Entrate.

Da parte loro, i club del massimo campionato italiano puntano a ottenere di nuovo quegli sgravi fiscali tolti dall’abolizione del Decreto Crescita, che veniva visto come uno strumento in grado di garantire più competitività alle società italiane in sede di mercato. Inoltre, questo risparmio viene indicato come fonte primaria per investimenti sui settori giovanili e la costruzione degli stadi, per cui i club di Serie A chiedono però misure dedicate.

I vantaggi del Decreto Crescita sono stati ricordati di recente anche dal presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli, che ne ha auspicato il reintegro in prima persona. Non si trattava, ha sottolineato il numero uno del massimo campionato italiano, di un metodo per pagare meno i calciatori o per favorire il tesseramento di stranieri rispetto a quelli italiani (specialmente per i giovani), ma per procurarsi calciatori di qualità superiore per una spesa inferiore. «L’obiettivo è consolidare un modello sempre più solido e credibile, capace di coniugare la competitività sportiva con una gestione economico-finanziaria equilibrata» ha dichiarato Simonelli.

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