Calcio e Finanza
·12 febbraio 2026
Superlega, Ceferin: «Eravamo tutti stanchi. Felice del rientro di Real e Barcellona»

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·12 febbraio 2026

Il presidente della UEFA Aleksander Ceferin ha tenuto il suo consueto discorso durante il 50° Congresso della Federcalcio europea, in scena oggi a Bruxelles, all’interno del quale ha sottolineato l’importanza di mantenere l’unità nel calcio in un mondo sempre più frammentato. Il numero uno della UEFA ha toccato diversi argomenti, con un passaggio inevitabile sull’intesa con il Real Madrid per la fine del contenzioso legato alla Superlega.
Un accordo di principi – come raccontato da Calcio e Finanza –, e non è un dettaglio secondario: perché le conseguenze fattuali di questo armistizio al momento ancora non ci sono. Nel senso che si continuerà a trattare, ma per ora le armi sono state deposte. E non si tratta di armi di poco conto, perché pendeva una richiesta danni da 4,5 miliardi di euro da parte del Real Madrid e un’altra particolarmente corposa anche da parte di A22.
Nel suo discorso, Ceferin ha voluto ringraziare il presidente del PSG Nasser Al-Khelaifi e tendere la mano al numero uno del Real Madrid Florentino Perez: «I club portano ambizione a tutto questo sport. E se parliamo dei club devo affrontare quanto accaduto ieri. Sono felice che Real Madrid e Barcellona tornino a far parte della nostra famiglia. La verità è che eravamo tutti stanchi. Sia chiaro: non abbiamo mai perso il rispetto reciproco con Florentino né il nostro amore per il calcio, anche se abbiamo avuto divergenze. L’unico vincitore è il calcio. E grazie a Nasser, perché la sua leadership è stata fondamentale per tornare a essere uniti».
«L’unità non va mai data per scontata. A pochi chilometri da qui, a Waterloo, abbiamo imparato che la stabilità è preziosa ma anche molto fragile. Oggi non servono lunghe lezioni di storia: percepiamo la polarizzazione, il mondo si sta dividendo. A volte mi chiedo, da avvocato, se ci stiamo allontanando dallo Stato di diritto. L’Unione europea, in realtà, cerca di mantenere la propria linea. E cosa c’entra questo con il calcio? Tutto, perché in un mondo che si frammenta il calcio continua a unire e unisce nella diversità. È un principio che si applica al calcio europeo», ha spiegato Ceferin.
Secondo il presidente della UEFA, il calcio non si è scollegato dai giovani: «Le federazioni diventano ostaggi della politica. In Europa non accetteremo il calcio come un’arma. Oggi l’unità è sottoposta a grandi sfide. Alcuni dicono che il calcio debba cambiare per sopravvivere alla prossima generazione, ma si sbagliano. I giovani non si sono allontanati dal calcio, riempiono gli stadi. Nel mondo degli schermi, l’intelligenza artificiale accelera il cambiamento, ma nessun algoritmo o bot può sostituire ciò per cui si lotta su un campo di gioco. Il calcio è reale e per questo il futuro è brillante».
Ceferin ha poi difeso il nuovo format delle coppe europee, lanciato a partire dalla passata stagione: «Molti dubitavano, ci hanno avvertito e i soliti dicevano che avremmo fallito, ma le competizioni sono ora molto migliori e più competitive. E non è stato per caso: il modello è stato sviluppato con responsabilità. Sono cresciuti ascolti, ricavi e competitività. In questa stagione quasi 450 milioni saranno destinati ai club fuori dalle competizioni».
Poi, un messaggio al presidente della FIFA Gianni Infantino: «Ti auguro buona fortuna, presidente, e a tutte le nazionali che partecipano. Attraverso la Coppa del Mondo e le altre competizioni si ribadisce che il calcio non si basa su un unico pilastro. Vive attraverso nazionali e club e i giocatori non dovrebbero essere costretti a scegliere tra l’uno e l’altro. Il calcio non è uno strumento di potere, è comunità, non un prodotto. Per questo la UEFA resta impegnata e non trasformerà la lealtà in un lusso. Sappiamo dove sta il limite del prezzo».
Infine, Ceferin ha voluto ribadire la posizione della UEFA sulle gare dei campionati nazionali all’estero, progetto portato avanti da Liga e Serie A per questa stagione, ma naufragato in entrambi i casi: «I campionati nazionali traggono forza dai loro tifosi ed esportarli all’estero indebolisce il legame ed elude la lealtà. Non si può privare la gente del calcio nelle proprie case. Non si può sacrificare la base. Più di 55 milioni vanno al calcio di base, perché l’unità inizia dal calcio del tuo territorio».









































