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·19 agosto 2026
Tapia duro: «Dare dei traditori ai giocatori non ha ritorno»

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A un mese dalla finale disputata dalla Nazionale argentina al Mondiale, il presidente della Federazione calcistica argentina (AFA), Claudio «Chiqui» Tapia, ha usato le sue storie su Instagram per pubblicare un durissimo sfogo. Attraverso un lungo testo, il dirigente ha puntato il dito contro chi ha messo in giro voci sulla prestazione della squadra e ha chiesto scuse pubbliche.
Guarda questo post su InstagramUn post condiviso da Claudio Chiqui Tapia (@chiquitapia)
Tapia ha iniziato ricordando il tempo trascorso dalla partita decisiva e ha denunciato manovre per danneggiare il gruppo. «È passato un mese. Un mese da quella finale. Un mese di menzogne, di operazioni e di una campagna miserabile per far passare l’idea che questa Nazionale si fosse venduta», ha tuonato il presidente dell’AFA.

Il presidente dell’organo di governo ha manifestato la sua indignazione per la mancanza di autocritica da parte dei destinatari delle accuse. «La cosa più sorprendente è che, dopo un mese, nessuno ha chiesto scusa. Nessuno è uscito a dire: “Ci siamo sbagliati”. Nessuno ha avuto l’onestà, la dignità o semplicemente le palle per prendersene la responsabilità», ha sentenziato.
In un altro passaggio del suo post, Tapia ha contrapposto l’atteggiamento dei calciatori a quello dei loro critici, accusandoli di aver seminato odio e divisione mentre la squadra gareggiava. «Avete alimentato una menzogna e l’avete fatta passare come verità. Ora date voi le spiegazioni», ha reclamato.
Il dirigente ha sottolineato la gravità delle accuse lanciate durante questo periodo. «Dare dei traditori ai giocatori della Nazionale è qualcosa da cui non si torna indietro. Non si torna indietro dall’aver messo sotto sospetto chi ha difeso questa maglia. Non si torna indietro dall’averli accusati di essersi venduti. E ancora meno dal farlo senza una sola prova per poi, quando la menzogna viene smascherata, scegliere il silenzio», ha enfatizzato in modo categorico.
Verso la fine del suo sfogo, il numero uno dell’AFA ha portato la discussione sul piano familiare e morale dei coinvolti, chiedendo loro come facciano a guardare i propri figli negli occhi dopo aver mentito e puntato il dito contro la delegazione argentina.
Per chiudere, ha ribadito il suo sostegno assoluto al gruppo che ha rappresentato il Paese nella rassegna mondiale. «I valori non si negoziano. È passato un mese e ancora non abbiamo sentito delle scuse. Nel frattempo, i giocatori, lo staff tecnico e tutti i collaboratori continuano a tenere la testa alta. Chi ha lasciato l’anima non ha nulla da spiegare. Chi ha mentito, sì»,
Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.







































