Tardelli senza filtri sul caso Mazzola: «Abbiamo toccato uno dei punti più bassi mai toccati» | OneFootball

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Inter News 24

·22 settembre 2026

Tardelli senza filtri sul caso Mazzola: «Abbiamo toccato uno dei punti più bassi mai toccati»

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L’ex centrocampista di Inter e Juventus Tardelli ha commentato a La Gazzetta dello Sport il gesto della curva bianconera durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola: «Il rispetto va insegnato»

Il gesto dei tifosi della Juventus durante il minuto di silenzio dedicato a Sandro Mazzola continua a far discutere il mondo del calcio. Tra le voci più dure c’è quella di Marco Tardelli, ex giocatore di Inter e Juve, che in un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport ha espresso tutta la sua amarezza per quanto accaduto.

Il campione del mondo 1982 ha parlato di rispetto, cultura sportiva e del valore della memoria nel calcio, soffermandosi anche sul significato della figura di Mazzola e sul richiamo al nome di Gaetano Scirea durante la contestazione.


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Dopo quanto accaduto, quale pensiero ha prevalso nella sua mente?

«Faccio fatica ad accettare ciò che è accaduto… abbiamo toccato uno dei punti più bassi mai toccati».

Secondo lei si è superato un limite difficile da accettare?

«Difficile dare una spiegazione ai fatti di domenica. O, meglio, l’unica mi porta a dire che all’ignoranza non c’è mai fine: la voglia di conoscere o la curiosità non trovano più posto».

Nel calcio spesso la propria appartenenza finisce per trasformare l’avversario in un nemico: cosa pensa di questo atteggiamento?

«Il rispetto va insegnato, nel calcio è compito dei settori giovanili, delle società dove i più piccoli cominciano a toccare il pallone: non tutti vanno avanti, ma tutti rimangono tifosi delle proprie squadre e molti saranno gli spettatori di domani allo stadio. Nel nostro mondo serve parlare anche di storia, del passato, dell’esempio di uomini come Mazzola. Altrimenti non c’è futuro se non diamo peso e valore a ciò che è stato vissuto».

Se fosse nella dirigenza della Juventus, come interverrebbe dopo questo episodio?

«Che può fare la Juventus? Chi deve decidere gli strumenti li ha già… e, poi, il resto dello stadio, la stragrande maggioranza dei presenti si è immediatamente dissociata da chi ha voluto macchiare il minuto di silenzio».

Crede quindi che sia necessario individuare e sanzionare i responsabili?

«Punire chi non sa cosa significhi essere sportivi… mi verrebbe da dire che la prima mossa dovrebbe essere di chi sta accanto a questi individui, chiamiamoli così: ribellarsi se ti chiedono di fare qualcosa, un gesto, un coro, ma capisco che, alla fine, può prevalere la legge del più forte».

Durante il momento contestato sono state pronunciate anche frasi legate a Gaetano Scirea: cosa ne pensa?

«Già Gaetano, un ragazzo, un uomo, un professionista che ha fatto del rispetto di cui parlavamo prima una delle ragioni di vita. Ma come si fa? Ma cosa passa nella testa di questa gente? Lascino stare in pace il nome di Scirea, non pronunciamolo in situazioni del genere».

Che ricordo conserva invece di Sandro Mazzola?

«Un giocatore non comune, se lo ricordano tutti. E oltre al giocatore c’era una grande umanità: in campo non si lamentava mai, prendeva calci e si rialzava… ci siamo anche incontrati sul terreno di gioco. Fuori ho avuto modo di conoscerlo come dirigente preparato e presente».

La rivalità calcistica rischia di essere sempre più ridotta a una semplice contrapposizione tra tifoserie?

«La rivalità, sana e pulita, è parte integrante del pallone: sarebbe un peccato perderla. Il resto è un’altra storia, annebbia le idee, condiziona i giudizi… va così da un bel po’».

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