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·18 luglio 2026

Tommasi, l’anima candida che alla carriera preferiva i libri

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Dalla provincia veneta alla Roma, fino alla politica: la storia di Damiano Tommasi tra calcio, valori e impegno civile.

Damiano Tommasi nasce a Negrar di Valpolicella. “Il mio paesino era piccolo, tutti giocavano a calcio. Facevo quindici chilometri al giorno per andare ad allenarmi, ma non ho mai pensato alla carriera”. Non ci pensa, ma la fa. Comincia nel San Zeno, poi passa al Verona in Serie B. Centrocampista di grande generosità, intelligenza tattica e correttezza sportiva, Anima Candida cresce nell’Hellas e poi va alla Roma. Racconterà così il passaggio: “Vengo dalla provincia, sono a Roma, trovo questi po’ po’ di campioni, sai il nonnismo, gli atteggiamenti divistici, i ‘fenomeni’ che ti guardano dall’alto verso il basso”.


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E invece no. Tommasi diventa subito un punto di riferimento. Per quello che pensa e per quello che dice. Obiettore di coscienza, studente universitario, seguace di don Milani, in ritiro si porta i libri di filosofia, legge Hermann Hesse e Gabriel García Márquez. Studia, ascolta, polemizza (anche con i giornalisti). Lo lanciano Sergio Santarini e Carlos Bianchi. Poi sarà guidato da Zeman, Capello e Spalletti. È uno dei migliori dello scudetto e, quando manca Totti, indossa la fascia. I tifosi gli dedicano un coro: “Mi diverto solo se gioca Damiano Tommasi, gioca bene o gioca male, lo vogliamo in Nazionale”. Lo chiama il ct Arrigo Sacchi, colleziona venticinque presenze. Con l’Under 21 di Cesare Maldini, nel 1996 vince l’Europeo.

Dal calcio alla politica, senza perdere le proprie radici

Nove stagioni in giallorosso, poi va all’estero: Levante, Queens Park Rangers e Tianjin Teda. Quando torna in Italia, lo accolgono la Hall of Fame della Roma e il Sant’Anna d’Alfaedo, in Seconda Categoria. Sensibile e disponibile, entra nel sindacato calciatori, dove si contraddistingue per il forte impegno civile e associativo. Diventa presidente dell’AIC, prendendo il posto dello storico fondatore Sergio Campana. Dal 2011 al 2020 promuove tutele per le categorie minori e per il calcio femminile. È anche consigliere della Federcalcio.

Poi è “catturato” dalla politica e si candida, da indipendente, a sindaco di Verona. Nel giugno 2022, alla guida di una coalizione di centrosinistra, supera il sindaco uscente Sboarina e viene eletto. Detiene le deleghe comunali per Sport, Famiglia e Partecipate. Ama talmente tanto la sua terra e i suoi vini da acquistare un podere a San Micheletto, dove produce Amarone e Ripasso. Uno si chiama Anima Candida, soprannome inventato da Carlo Zampa; l’altro 17, come “il numero della mia maglia”. Vive fra i vigneti con la moglie Chiara e i sei figli: Beatrice, Camilla, Susanna, Samuele, Emanuele e Aurora. E dice: “Siamo baciati dal sole”.

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