Milannews24
·14 febbraio 2026
Tomori e un rinnovo fino al 2030 che divide l’ambiente rossonero: giusto prolungare il rapporto con l’inglese? L’analisi tra dubbi e perplessità

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·14 febbraio 2026

Mentre il quartier generale di Via Aldo Rossi si prepara a formalizzare l’ennesimo pilastro del Milan del futuro, un’aria di sottile inquietudine attraversa la tifoseria rossonera. La notizia è ormai certa: Fikayo Tomori ha raggiunto l’accordo per il prolungamento del contratto fino al 2030. Un impegno a lunghissimo termine, con un ingaggio che toccherà i 4 milioni di euro a stagione (bonus inclusi). Eppure, a differenza dell’entusiasmo quasi messianico che ha accompagnato il rinnovo decennale di Mike Maignan, il “sì” dell’inglese viene accolto da gran parte dell’ambiente con riserve profonde e sopracciglia alzate.
Il rinnovo di Tomori non è un’operazione figlia di una statistica impeccabile o di un consenso unanime della dirigenza, bensì l’ennesima dimostrazione del potere decisionale di Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese, agendo da vero e proprio General Manager, ha spinto con forza per la conferma del classe ’97, vedendo in lui quel difensore d’aggressione e recupero fondamentale per la sua linea a tre.
Tuttavia, il confronto con il passato è inevitabile e, per certi versi, impietoso. Quando Tomori sbarcò a Milano nel gennaio 2021, l’impatto fu devastante: velocità, tempismo e una fame agonistica che furono l’architrave dello Scudetto 2022. In quel primo anno e mezzo, i 30 milioni versati al Chelsea sembrarono un affare clamoroso. Ma da quel magico pomeriggio di Reggio Emilia, qualcosa si è incrinato. Le stagioni successive sono state un’altalena logorante, segnate da (molti) bassi e (pochi) alti, con errori di posizionamento e blackout mentali che hanno spesso fatto rimpiangere la solidità dei tempi d’oro.
Il punto focale del dibattito risiede nella durata e nelle cifre del nuovo accordo. Un quadriennale (che porta la scadenza al 2030) a 4 milioni di euro rappresenta un investimento “pesante” per un giocatore che, nonostante sia tornato su livelli accettabili sotto la cura Allegri, non sembra aver ancora ritrovato quella continuità d’eccellenza che ci si aspetterebbe da un top-player della difesa.
Mentre il rinnovo di Maignan è stato percepito come la difesa di un patrimonio mondiale, quello di Tomori appare a molti come una scommessa rischiosa, un blindare un calciatore che ha ancora tutto da dimostrare in termini di leadership e tenuta psicologica. Il timore dei tifosi è che il Milan si stia legando per troppi anni a un profilo che ha già mostrato i propri limiti, proprio mentre sul campo si confermano giovani di prospettiva come Pavlovic o suggestioni come Gila che offrirebbero garanzie diverse.
In attesa dell’ufficialità, l’ambiente resta in una fase di attesa critica. La dirigenza, seguendo il diktat di Allegri e Tare, scommette sulla maturità definitiva dell’inglese. È vero che con il nuovo assetto tattico Fikayo ha ritrovato vigore, ma la domanda resta: Tomori è davvero il centrale su cui costruire la difesa dei prossimi cinque anni o è un investimento avventato dettato più dalla mancanza di alternative pronte che da una reale convinzione tecnica?
Solo i prossimi mesi e le restanti 14 partite della stagione daranno la sentenza definitiva. Il campo, come sempre, non mente: se Tomori guiderà il Milan verso la Champions e magari verso una rimonta scudetto, i 4 milioni saranno stati un investimento lungimirante. In caso contrario, il contratto fino al 2030 rischia di diventare un fardello difficile da gestire.
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