Calcionews24
·11 de fevereiro de 2026
Araujo si racconta: «Ho avuto a che fare con l’ansia per un anno e mezzo, che si è trasformata in depressione e giocavo così»

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Ronald Araujo ha parlato per la prima volta apertamente della propria salute mentale, un tema che lo ha tenuto lontano dal campo per circa due mesi, dalla fine di novembre alla fine di gennaio, dopo l’espulsione rimediata nella sconfitta per 3-0 contro il Chelsea in Champions League.
Il difensore uruguaiano classe 1999, capitano della squadra guidata da Hansi Flick, ha scelto le pagine del quotidiano catalano Mundo Deportivo per raccontare il suo momento più difficile e spiegare cosa lo abbia portato a fermarsi.
PAROLE – «Mi sento molto bene, penso di aver giocato una buona partita e sono anche riuscito a dare il mio contributo segnando un goal (sulla gara vinta 2-1 contro l’Albacete), il che è stato molto positivo per me. Anche fisicamente mi sentivo forte. Ovviamente alla fine stanco, perché era da molto tempo che non giocavo così tanti minuti, ma nel complesso sono molto, molto felice»
PROBLEMI IN STAGIONE – «Da Londra è cambiato parecchio perché ho imparato molto in questo periodo. Penso che sia stata la cosa giusta da fare dopo quella decisione che ho preso. Mi sento diverso e ne sono felice, perché mi sento più a mio agio, più felice. Posso godermi ciò che amo fare, cioè giocare a calcio, e questo mi aiuta molto. Sento che il peggio è passato e ora vedo le cose in modo diverso. Il periodo di pausa che mi sono preso è stato per una ragione, perché alla fine ho potuto lavorarci con dei professionisti, anche con la mia famiglia. E spiritualmente, che era ciò di cui avevo bisogno. Quindi penso che mi abbia fatto molto bene e oggi mi sento una persona completamente diversa. on stavo bene da molto tempo, forse più di un anno e mezzo. Cerchi di essere forte, forse per le tue radici, da dove vieni, inizi ad andare avanti, ma sentivo di non stare bene. Non solo per quanto riguarda il mio sport, ma anche nella mia famiglia e nella vita personale. Non mi sentivo me stesso ed è stato in quel momento che ho capito. Mi sono detto: “Sta succedendo qualcosa, devo alzare la mano e chiedere aiuto”. »
ANSIA – «Ho avuto a che fare con l’ansia per un anno e mezzo, che si è trasformata in depressione e giocavo così. Questo non aiuta, perché in campo non ti senti veramente te stesso. Sai quanto vali e cosa puoi dare in campo: Quando non mi sentivo bene, sapevo che qualcosa non andava. Quel giorno ho capito che era giunto il momento, che dovevo parlare con i professionisti e con la società perché potessero aiutarmi»
‘SIAMO PERSONE OLTRE CHE CALCIATORI’ – «Non è solo una questione di soldi, non è solo una questione di fama. Soffriamo anche per quello che succede in campo. Siamo fortunati a fare quello che facciamo, sì, ma c’è la persona, ci sono i sentimenti. Sono grato a tutti perché ho visto molto supporto durante quel periodo in cui ho deciso di smettere e questo aiuta. Dobbiamo capire che oltre ad essere calciatori, siamo persone».
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