Milannews24
·29 de abril de 2026
Caressa torna su Milan Juventus: «In Italia il risultato conta di più. Andare o non andare in Champions cambia tanto»

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Nella trentaquattresima e ultima giornata di campionato, il big match di San Siro tra il Milan di Massimiliano Allegri e la Juventus di Luciano Spalletti si è concluso con un opaco 0-0. Una partita caratterizzata da «poco gioco, pochissime occasioni da gol» e dalla netta sensazione che entrambe le squadre abbiano preferito non rischiare, accontentandosi di un punto fondamentale per blindare la qualificazione alla prossima Champions League. Su questo spettacolo tutt’altro che entusiasmante è intervenuto Fabio Caressa, che attraverso il suo canale YouTube ha proposto una riflessione profonda sulle dinamiche che spingono i club italiani a un atteggiamento così prudente.
Secondo il volto noto di Sky Sport, «la noia c’è stata», ma è figlia di una necessità economica che non ha eguali negli altri grandi campionati europei. Caressa ha evidenziato come in Inghilterra o in Germania le società godano di una solidità finanziaria tale per cui l’incasso della Champions non stravolga i bilanci, mentre in Italia la situazione è diametralmente opposta: «Andare o non andare in Champions League è la vita, cambia radicalmente le prospettive di una stagione». Per i club nostrani, il risultato sportivo assume dunque un valore di «vita o di morte» che condiziona inevitabilmente le scelte tecnico-tattiche degli allenatori.
La tesi di Caressa è che non si tratti solo di un limite tattico di Allegri o Spalletti, ma di un sistema costretto a dare priorità assoluta alla posizione in classifica per garantire la sopravvivenza stessa delle società. «Bisogna superare una situazione di incertezza economica che fa sì che davvero il risultato sia molto importante», ha proseguito il giornalista, rimarcando come l’incidenza della massima competizione europea sui bilanci italiani sia «enorme» rispetto alla Premier League. Questo timore reverenziale verso il fallimento economico trasforma i grandi scontri diretti in partite bloccate, dove la paura di perdere supera di gran lunga la voglia di vincere e divertire il pubblico.







































