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·08 de maio de 2026
Conferenza stampa Spalletti pre Lecce Juve: «Questa settimana abbiamo sofferto, in questi momenti c’è bisogno di responsabilità. Molti faranno ancora parte di questa squadra» – VIDEO

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(inviato all’Allianz Stadium) – Ultimi tre match point in chiave Champions League per la Juve. Il pareggio interno con il Verona va dimenticato, la trasferta di Lecce implica un solo risultato: la vittoria, per mantenere a distanza Roma e Como.
Nel giorno di vigilia, venerdì 8 maggio, Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa alle 11.45 per presentare il match davanti ai media. Juventusnews24 ha seguito LIVE le sue parole.
CHE JUVE VUOL VEDERE DOMANI – «Noi vogliamo ripartire dalla fine della partita precedente. Se uno stadio come quello dell’Allianz, abituato a vincere le partite, applaude dopo un risultato contro una squadra che bisogna battere, è segno che non è stato tutto da buttare via. Quello che dice il nostro pubblico, anche se non abbiamo portato in fondo quello che dovevamo fare, vogliamo riproporlo in prestazione, nelle cose che sono state fatte bene ma poi non hanno avuto l’esito che aspettavamo. Lo sbaglio sarebbe vederci la sfortuna invece delle indicazioni su cosa migliorare. È un errore da non fare. Giochiamo contro una squadra organizzata, conosco l’allenatore, conosco l’esperienza che dà Corvino, so che hanno una società che investe, han fatto anche un centro sportivo. Son tutte cose che danno un valore, giocheremo contro una squadra che dà un volume alto, ci vorrà il massimo per riuscire a fare un risultato importante in un campo così. Noi lo sappiamo bene e su questo ci può aiutare come siamo stati in settimana».
VLAHOVIC TITOLARE – «Può essere la sua partita da titolare. Ci sono ancora delle ore ma è una considerazione giusta, vediamo se tutto procede in maniera normale fino a domani sera. Non carichiamolo troppo di responsabilità, facciamo le cose in maniera corretta. La coesione di squadra viene dal suddividersi anche le responsabilità».
CHE TAPPA E’ QUELLA DI DOMANI – «Ci siamo tolti qualche possibilità, prima era più larga e piena di alternative. Per certi versi è anche più chiara, c’è quella soltanto e non hai dispersione. Non rischi di arrivarci avendo i dubbi su quelli che devono essere i tuoi comportamenti, bisogna essere definitivi nelle scelte e nelle intenzioni. Bisogna saper considerare questo momento qui e dare il massimo in questi 90′ perché c’è questa porta, quella successiva e quella successiva ancora e noi dobbiamo aprirle in tutte le maniere».
DA QUALI CERTEZZE RIPARTE – «In questi momenti c’è bisogno della responsabilità. È la sofferenza che ti dà il senso della responsabilità. Questa settimana abbiamo sofferto e le certezze sono quell’impegno che ho sempre visto mettere nei ragazzi, da quando sono arrivato. Da un punto di vista di essere a posto con la coscienza l’ho sempre visto fare. Quando non si vincono le partite dentro questo spogliatoio si sta male, questa squadra ha un dolore. E il dolore se rifletti bene su quello che è ti insegna delle cose. È il materiale che ti costruisce le possibilità e noi di dolore ne abbiamo subito questa settimana. Ho visto le loro facce e sono sicuro che loro avranno una reazione. Dal dolore emerge una forza che prima non possedevi, funziona così nella vita. Il carattere viene fuori da quello che poi non ti va bene e sei poi costretto a doverlo ribaltare. Si andrà a metterci qualcosa in più, non si userà le cose messe nell’ultima partita che non sono bastate. Si andrà a metterci altre cose».
NON HANNO PERCEZIONE DEL PERICOLO – «È sempre un’intenzione che fa la differenza, noi dobbiamo consumare quel pallone lì, ribaltarlo. Percezione o non percezione, dobbiamo fare cose forti che spacchino la monotonia, il ritmo, la gestione ogni tanto. Ci vuole gas a tavoletta e dei ragionamenti che bisogna prendersi dei rischi e convivere con i ritmi alti, con il rischio della partita. C’è solo da esprimere e non da gestire. Parlare di percezione sembra parlare di paura travestita da prudenza. Bisogna andare a giocare a viso aperto, sapendo che la partita ha un termine e noi lì dovremo fare cose importanti per strappare risultati».
COSA VUOL VEDERE DI DIVERSO DOMANI – «Il credere di essere forte non nasce quando tutto va al meglio, quando niente ha senso. Io devo andare contro quelle che sono le avversità che trovo durante la strada. La maggior parte delle persone soffre di cose che devono ancora avvenire, noi abbiamo tutto nelle nostre mani. Non bisogna farsi condizionare da considerazioni e opinioni, abbiamo tutto lì davanti. Questo campionato da un punto di vista di qualità espressa mi ha reso soddisfatto e contento, ma ci sono dei momenti che fanno la differenza e quei momenti lì a volte ce li siamo persi. O per una girata di testa in ritardo, non ho anticipato, non ho percepito, non ho intuito, non ho capito bene quel momento lì, non ho usato bene questo radar che devo usare di continuo, questo passaggio dato con la forza giusta, queste cose ci son successe e ci han penalizzato. Ma la volontà della squadra, il modo di allenarsi, è sempre stato un comportamento serio, responsabile, da gente da Juventus. Ma ci siamo persi quei momenti lì che ci sono costati molto cari. Bisognerebbe essere bravi a far sì che non risuccedano. I cambi modulo, cambi posizione, sono i cambi di posizione che fan la differenza in questo calcio in continuo movimento e intrepretare cose nuove e luoghi diversi nel rettangolo di gioco».
COSA FARA’ LA DIFFERENZA NELLA CORSA CHAMPIONS – «C’è un po’ di tutto. Si dice che il calcio è uno sport a basso punteggio, quindi viene determinato dall’episodio. Se tu pensi di essere sfortunato lo diventi: tu sei quello che se va male qualcosa deve essere più autocritico con se stesso. Devi fare esami e prendere cose nuove da quello che ti succede. Bisogna essere bravi a saper direzionare un po’ il vento, perché secondo come usi quel vento nelle partite ti aiuta a spingere più forte, secondo come lo affronti ti frena un po’, ti rallenta. Sono quei palloni lì che, in base a come li usi, avranno una fluidità più importante di altri. Uguale la pressione e queste cose qui, siamo di un livello dove la pressione è un ambiente per noi naturale. Andare a giocare una partita così è una cosa naturale per noi, ne abbiamo già giocate quest’anno. Qualcuna è finita bene, qualcuna male, ma quelle finestre lì durano pochi secondi e bisogna avere quella cattiveria, quella lucidità mentale di saperle individuare. Ho avuto attaccanti che lasciavano palla ai difensori, o che andavano a pressare in bandierina, o che prendevano determinati palloni. Sapevano quali palloni andavano presi, si può sintetizzare così».
GAP CON L’INTER CAUSATO DA MANCANZA DI GIOCATORI DI ESPERIENZA – «Fare un paragone con l’Inter non lo so fare. Loro sono una squadra costruita, in maniera corretta. Questa esperienza, questa forza mentale, questa forza caratteriale gli si è riconosciuta mentre a noi un po’ meno. Probabilmente qualche differenza c’è, non è solo il dettaglio di qualche partita ma l’analisi di un periodo. Sono d’accordo con il direttore che ci voglia esperienza, ma noi si ha una squadra dove si può crescere, dove si ha potenzialità di crescita, sono stati fatti passi in avanti importanti. Poi si tenterà di migliorare la squadra, metterci quello che manca, abbiamo chiesto un preventivo per un pullman a due piani per i giocatori che voi ci dite ma la vedo difficile. Molto di questa squadra rimarrà la stessa, dentro la testa devono essere convinti di far parte del futuro: ciò non vuol dire rimanerci, perchè alcune cose ci mancano e dobbiamo trovarle affinché siano più complete. Non possiamo stravolgere completamente una squadra. Noi abbiamo poi diritti e doveri, poi se ne parla a fine anno, ma stravolgere completamente una squadra non è facile. I nostri giocatori devono sapere che molti faranno parte della Juventus, poi bisogna trovare gioventù, stimoli, volersi sacrificare, voler fare fatica. La vittoria ama la preparazione, il sacrificio, una disciplina vera. La presunzione è inallenabile, diventa un freno per la squadra. La grandezza di una squadra dipende da come lavorano tutti insieme, dal creare un ambiente con una gestione unica e non con gestioni differenti, dove tutti si è trascinati nella direzione che si vuole andare. Mi interessa che capiscano che noi come squadra siamo a buon livello ma c’è da migliorare e molti rimarranno a far parte di questa squadra qui. Con tutta questa naturale considerazione di quello che deve essere il mercato, il futuro, viene buttata fuori gente che ha da portare risultati. Siete voi che diranno il futuro della Juventus».
OPENDA – «Quello è un altro degli errori che ho fatto io e non avete citato fino ad ora. Io devo scegliere, le scelte le faccio tenendo in considerazione tutto. Si sta impegnando, è micidiale per disponibilità, per voglia di mettersi a disposizione anche per 2′. Gli vogliono bene tutti, se non l’ho fatto giocare è perché credevo fossero meglio gli altri e ci potessero dare risultati».


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