Calcionews24
·14 de julho de 2026
Da Hannover a Dallas: Francia-Spagna vent’anni dopo riaccende il Mondiale

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Nel 2006, ad Hannover, la Spagna delle giovani promesse si arrese al cinismo e all’esperienza della Francia di Zinédine Zidane. Finì 3-1 per i Bleus negli ottavi di finale del Mondiale tedesco, una ferita calcistica profonda per la generazione iberica di allora. La gara fu inaugurata da un rogore trasformato da David Villa; la Francia di Domenech rispose con Ribery, bravissimo nel bucare con un triangolo con Vieira la difesa troppo alta degli iberici, presentarsi da solo al cospetto di Casillas e scartarlo per depositare il pallone in porta. Il 2-1 fu opera di Vieira, con un colpo di testa da un calcio di punizione; quindi, il 3-1 finale, una delle reti più iconiche di Zidane: il madridista venne lanciato verso la porta sulla sinistra e, invece di calciare col mancino, preferì scegliere la strada più arzigogolata, rientrò nell’interno per superare Puyol e chiuse il tiro spiazzando il portiere.
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Quella Francia (stesso 4-2-3-1 di oggi) con Ribery, Zidane, Maloudsa ed Henry, era superiore a quella dei fantastici 4 di oggi (Dembélé, Olise, Doué, Mbappé)? E Xavi, Xabi Alonso, Fabregas, i tre tenori del centrocampo di oggi, erano decisamente meglio del duo composto da Rodri e Fabian Ruiz con Pedri come alternativa?
Le risposte arriveranno stasera, perché sul prato di Dallas il destino ripropone lo stesso identico scontro, ma con una posta in palio ancora più imponente: un biglietto per la finalissima della Coppa del Mondo.
I precedenti più freschi sorridono alla selezione spagnola, capace di imporsi sia nella semifinale dell’Europeo 2024 per 2-1, sia in quella scoppiettante di Nations League 2025 terminata 5-4. Ma il capitano iberico Rodri spegne facili entusiasmi: la semifinale mondiale rappresenta una storia a sé, dove la gestione emotiva surclassa i numeri storici. La Spagna si affida alla spensieratezza e all’eccezionalità di Lamine Yamal, atteso come grande protagonista proprio nel giorno del suo diciannovesimo compleanno.
La chiave del match risiederà nel cuore del centrocampo, teatro del duello tra due leader carismatici. Rodri cercherà di addormentare la gara attraverso il controllo totale del palleggio, evitando di esporre la retroguardia alle micidiali ripartenze francesi. Di contro, Adrien Rabiot agirà da frangiflutti per la Francia, pronto a proteggere la linea difensiva e a supportare il peso di un attacco stellare composto da Mbappé, Dembélé e Olise.
I dati statistici esaltano l’equilibrio: si affrontano la difesa meno battuta del torneo (la Spagna ha subito appena un gol) e una Francia che ne ha incassati solo due, nessuno dei quali nelle gare a eliminazione diretta. Rabiot descrive lo spogliatoio transalpino come unito da una vera e propria “alchimia”, spinto dal desiderio di regalare al proprio ct l’approdo alla terza finale iridata consecutiva, impresa che ricorderebbe quelle della Germania Ovest (1982, 1986 e 1990) e Brasile (1994, 1998, 2002). Vent’anni dopo Hannover, la Spagna vuole cancellare definitivamente quel ricordo, mentre la Francia punta a riaffermare la sua legge sul calcio mondiale.







































