Juventus, Thuram: “Giocare con mio fratello? No, basta in nazionale. Scudetto? Mai dire mai” | OneFootball

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·25 de janeiro de 2026

Juventus, Thuram: “Giocare con mio fratello? No, basta in nazionale. Scudetto? Mai dire mai”

Imagem do artigo:Juventus, Thuram: “Giocare con mio fratello? No, basta in nazionale. Scudetto? Mai dire mai”

Il centrocampista della Juventus, Khéphren Thuram, ha avuto modo di esprimersi ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Ecco le parole del francese.

Juventus, le parole di Khéphren Thuram

“Con mio fratello Marcus giochiamo insieme in Nazionale, basta così”


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“Da piccolo ho conosciuto tanti grandi giocatori in salotto. Penso a Vieira, Henry o Tudor, che regalò a me e a mio fratello un robot bellissimo. Antonio Conte non me lo ricordo, ma papà mi ha parlato tanto di lui e della sua personalità da Juve”. Stasera Khephren Thuram ritroverà l’ex compagno del padre nella nuova “casa”, l’Allianz Stadium, ma sulla panchina del Napoli. La sfida contro i campioni d’Italia può rilanciare o frenare del tutto la corsa dei bianconeri in campionato. “Paura? Non si può avere nel calcio, abbiamo una squadra e un allenatore di qualità e alla Juve bisogna vincere”.

Thuram ha le spalle larghe e il solito sorriso, marchio di famiglia e del fratello interista Marcus:

“Quando papà si è trasferito dalla Juventus al Barcellona, lo accompagnavamo spesso all’allenamento. Messi era un ragazzino già fortissimo e una volta ha regalato un paio di scarpe da calcio a Marcus. Ronaldinho, oltre che fenomenale con la palla tra i piedi, era gentile e sempre solare. Io e mio fratello abbiamo preso un po’ il suo sorriso. La vita è bella e bisogna ridere”.

Lei è cresciuto nella ricchezza: il regalo più bello di suo padre? 

“Non mi viene in mente, sono sincero. I nostri genitori hanno dato tanto amore a me e Marcus, ma senza viziarci. Non mi sono mai sentito raccomandato, solo fortunato. Il privilegio non è essere figlio di Lilian Thuram, ma avere un papà che mi vuole tanto bene”. 

A suo papà, sempre severo, è scappato un complimento dopo il suo bel gol al Benfica? 

“Mi ha detto bravo, ma subito dopo mi ha spiegato le situazioni in cui mi sarei potuto comportare meglio. Cose tra noi, segreti tra padre e figlio”. 

Oggi nel Napoli non ci sarà Anguissa, ma incrocerà McTominay: Spalletti le fa studiare i loro video? 

“No, mai: di nessun giocatore. Al video analizzo i miei movimenti con Michele, un assistente di Spalletti. Alla Juventus ogni minuto è importante, anche quando mangi. In Italia, ad esempio, ho imparato a non mettere il parmigiano sul pesce come in Francia”. 

Ci racconta una “spallettata” da spogliatoio? 

“Nella sala video ha affisso tanti foglietti, sono informazioni utili. Ce ne è uno che ci ricorda di girare la testa in campo. Ho imparato da tutti gli allenatori, ma Spalletti è quello con più esperienza. È vero, è geniale: vede cose che altri neanche immaginano. Posso diventare un giocatore più forte grazie a lui”. 

Spera che rinnoverete entrambi a fine campionato? 

“Io il contratto ce l’ho, per quello di Spalletti chiedete a lui”. 

Se battete il Napoli andate a meno uno da loro, ma in caso di sconfitta scivolate a sette punti di distanza: è più gasato o impaurito? 

“Il Napoli è forte e ha un grande allenatore, papà mi ha detto che Conte era uno di personalità anche da giocatore. Ma siamo la Juve e qui l’unico pensiero è vincere”. 

Lo scudetto è un discorso tra l’Inter di suo fratello Marcus e il Milan dei francesi Maignan, Rabiot&C? 

“Mai dire mai. Alla Juventus giochi sempre per trionfare e poi si vedrà alla fine”. 

Che sogno ha in bianconero? 

“Sono alla Juve e voglio iniziare a vincere dei trofei per entrare nella storia del club”. 

Intanto ha segnato due gol: per ripetersi col Napoli e magari chiudere a dieci, rinuncerebbe alle sue amate treccioline?

“Quelle non si toccano, per niente… (risata, ndr)”. 

Dopo ogni gol, un balletto: come nascono le esultanze con David, Kalulu, McKennie e Yildiz? 

“Durante la settimana ne parliamo nello spogliatoio e ci facciamo venire qualche idea. Col Benfica volevamo farci fotografare insieme, ognuno doveva inventarsi una posa. Io il regista dei balletti? Lo siamo tutti (risata, ndr). Vediamo il prossimo…”. 

McKennie è il jolly in campo e l’organizzatore del tempo libero fuori dalla Continassa? 

“Weston fa bene in campo, ma è anche un grande uomo spogliatoio, sempre disponibile. Organizza tante cene di gruppo a casa sua: ci troviamo per giocare a carte o per vedere una partita. Andiamo in tanti, anche David: è un bravissimo ragazzo e una punta top, si è visto ancora poco delle sue qualità”. 

Dovesse definire Yildiz, Bremer e David con una sola parola? 

“Yildiz magico, Bremer roccioso, David chirurgico”. 

È in arrivo En-Nesyri in attacco: David è più nervoso o è davvero di ghiaccio? 

“Non è in ansia, lui sa che è forte e lo sappiamo anche noi. È un iceman sotto porta e anche nella vita, è un ragazzo tranquillo e sicuro di sé”. 

A proposito di nove: l’ex obiettivo di mercato Mateta del Crystal Palace si era informato con lei sulla Juventus? E Kolo Muani, ora al Tottenham, ha nostalgia? 

“No, Mateta non mi ha chiamato. Randal sta bene al Tottenham, quando sei un giocatore devi cambiare pagina in fretta”. 

Consiglierebbe a Benzema o Kanté, attualmente in Arabia, un ultimo ballo alla Juventus, un po’ come quello di Modric al Milan? 

“Certo, parliamo di giocatori ancora fortissimi e alla Juventus si sta bene. Il calcio sta cambiando, adesso i campioni arrivano a 40 anni. Benzema ne ha 38, ma è intelligente, sa fare gol e ha vinto il Pallone d’oro: farebbe la differenza alla Juve, in Serie A e in tutti i tornei del mondo. Vale lo stesso per Kanté”. 

Potesse esprimere un desiderio, chiederebbe di poter giocare nella Juve con suo fratello Marcus? 

“Alla Juve no, Marcus ha la sua squadra. Giochiamo insieme nella Francia, basta quello”. 

A inizio mese si è parlato dell’Inter e dell’idea di riunire lei e Marcus in nerazzurro: come avete reagito? 

“Non si può star dietro a tutte le voci, io sto bene alla Juve e non andrei mai all’Inter”

A bruciapelo: da adolescenti aveva più successo lei o suo fratello con le ragazzine? 

“Eravamo tutti e due belli!”. 

Dopo il Napoli, il Monaco. Per l’ultima giornata di Champions tornerà a Montecarlo, dove è cresciuto calcisticamente: che effetto le fa? 

“Sono contento di tornare, ho tanti amici: come Akliouche, che gioca ancora lì. Andiamo a Montecarlo per vincere e per entrare negli ottavi diretti, poi a fine partita vedremo come sono andati gli incroci e se dovremo fare gli spareggi o no. Ai tempi del Monaco sono stato allenato anche da Henry, un amico di famiglia che ancora adesso mi consiglia tanto: Thierry mi dice di essere un cecchino in campo e di non giocare con il freno a mano”. 

A Montecarlo, anche se non in campo, ritroverà il suo modello Pogba: si sente più vicino a Paul? 

“Spero di non essere ancora vicino al top, voglio migliorare. Pogba è inarrivabile, come lui ne nascono pochi: è il mio preferito. Ma lui è Pogba, io Khephren Thuram”.

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