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Calcio e Finanza

·15 de março de 2026

L'antiriciclaggio entra nel calcio: nel mirino acquisti, cessioni e commissioni

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Diritti televisivi, trasferimenti di calciatori, commissioni agli agenti, incassi da stadio e hospitality, vendite di merchandising: l’economia del calcio europeo muove ogni anno oltre 30 miliardi di euro di ricavi, guardando ai principali campionati professionistici del continente, come Premier League, Liga e Serie A. Nonostante la dimensione enorme di questo giro d’affari, per lungo tempo i flussi finanziari del calcio hanno viaggiato su canali relativamente poco regolati e con controlli limitati.

Si tratta di un settore che solo di recente – spiega Il Sole 24 Ore – è entrato nel perimetro delle norme europee contro il riciclaggio di denaro, grazie al Regolamento UE 2024/1624. Entro luglio 2029, quindi nel giro di tre anni, il sistema calcistico dovrà adeguarsi a nuovi obblighi di trasparenza: sarà necessario tracciare le operazioni economiche, monitorare i passaggi di proprietà dei club, le permute tra giocatori e le commissioni agli agenti, oltre a identificare con precisione chi immette capitali nel settore e chi ne beneficia.


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Le possibili criticità del sistema — e il rischio che attragga capitali di origine dubbia o soggetti poco affidabili — sono emerse anche in una recente interrogazione al Senato rivolta al ministro dello Sport Andrea Abodi. Nella sua risposta, il ministro ha riconosciuto come siano «comprensibili le preoccupazioni legate a situazioni che, in alcuni contesti, possono mettere in discussione non solo la solidità economico-finanziaria ma anche l’affidabilità dei soggetti coinvolti nel calcio». Abodi ha inoltre sottolineato che esiste «consapevolezza del fatto che dinamiche come cessioni a prezzi simbolici, strutture societarie poco trasparenti, possibili infiltrazioni criminali, riciclaggio e usura richiedano un costante rafforzamento dei controlli da parte delle istituzioni competenti, in coordinamento con le autorità sportive».

Il nuovo regolamento europeo introduce quindi ulteriori strumenti di vigilanza, individuando nuove categorie di “soggetti obbligati” a effettuare controlli antiriciclaggio. In pratica, vere e proprie sentinelle chiamate a presidiare l’ingresso nel sistema calcistico europeo. Tra queste rientrano soprattutto gli agenti dei calciatori e le società professionistiche, che dovranno verificare e, se necessario, segnalare alle autorità nazionali eventuali operazioni sospette: dagli investimenti e dagli accordi con gli sponsor ai rapporti con intermediari e procuratori, fino alle transazioni legate ai trasferimenti dei giocatori.

Nonostante l’obiettivo di rendere completamente tracciabili i flussi finanziari del calcio, resteranno comunque alcune zone grigie. Il regolamento consente infatti agli Stati membri di esentare — in tutto o in parte — i club della massima divisione con un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro, ipotesi praticamente inesistente nei cinque principali campionati europei. Inoltre, è possibile mantenere fuori dal perimetro più rigoroso dei controlli le società professionistiche delle categorie inferiori — in Italia Serie B e Serie C — se considerate a basso rischio per dimensioni e attività.

Il calcio, diventato ormai un vero motore economico anche per tutto l’indotto che ruota attorno a stadi, servizi e media, resta un ambiente in cui l’opacità ha talvolta favorito l’ingresso di oligarchi, organizzazioni criminali o gruppi interessati a ripulire capitali illeciti o a spostare altrove le risorse generate dal sistema. Il nuovo quadro normativo rappresenta quindi un passo importante verso una maggiore trasparenza, anche se non è scontato che basti da solo a eliminare tutte le criticità di un settore così vasto e complesso.

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