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·19 de maio de 2026
🚨 Lautaro: “Vorrei chiudere la carriera all’Inter! Dopo la Champions volevo mollare. Ritiro? Poi sparirò”

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·19 de maio de 2026

Lautaro Martinez, attaccante e capitano dell’Inter, ha parlato alla Gazzetta dello Sport toccando diversi temi. Di seguito i passaggi salienti dell’intervista.
Ora l’Inter è casa sua. Chiuderà la carriera qui?
“Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui”.
Tiene ai record realizzativi?
“Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo”.
Continuando così, un giorno, potrebbe superare Giuseppe Meazza, il primo, il Mito.
“Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride di nuovo, nda)”.
Come si diventa capitano di una squadra?
“È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente”.
Mourinho sostiene che nessuno della squadra attuale giocherebbe in quella del Triplete.
“Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima”.
Quello di questi giorni è il Lautaro migliore di sempre?
“Certamente, perché mi sento molto felice e sicuro quando gioco. Mi muovo con grande spensieratezza, anche a livello tattico. Prima non era così”
Dopo la finale di Champions dello scorso anno ha temuto di finire di nuovo in quel tunnel?
“Dopo la finale no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse… Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo”.
Chi non vuole restare vada via, disse.
“Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più…”.
Senza quello sfogo, l’Inter sarebbe ripartita?
“Non lo so. Ma aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi”.
Quando ha saputo che Chivu era stato designato come allenatore dell’Inter cosa ha pensato?
“L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato”.
L’unica macchia resta l’eliminazione con il Bodo. È stato meglio uscire per spostare l’attenzione sui due obiettivi italiani?
“Questo no, perché io volevo andare avanti in Europa. Non è stato un vantaggio. Magari giocando meno hai più energie, ma se lotti su ogni fronte hai sempre la mentalità giusta per le partite”.
Chi è il miglior centravanti del mondo?
“Harry Kane. Lo metto anche davanti a Haaland per come controlla la palla, per come lega e legge il gioco, per i colpi di testa. Un fenomeno”.
Tra 10 o 20 anni come vorrebbe essere ricordato?
“Come una persona che ha dato sempre tutto”.
E cosa farà da grande?
“Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò”.







































