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·02 de janeiro de 2026
Lazio-Napoli, il fascino del “Mezzogiorno di fuoco”: da Higuain a Cavani, a pranzo è sempre spettacolo

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C’è una luce diversa che cade sul prato dell’Olimpico quando l’orologio segna le 12:30. Non è quella drammatica dei riflettori che accendono le notti di Champions, né quella malinconica dei tramonti primaverili. È una luce tagliente, a picco, che disegna ombre nette e trasforma la partita in qualcosa di insolito, quasi cinematografico. Lazio-Napoli, in programma domenica 4 gennaio 2026, si prepara ad andare in scena in questo scenario da “Mezzogiorno di Fuoco”. Giocare all’ora di pranzo è una sfida nella sfida. Cambiano i bioritmi, la palla schizza via su un campo spesso più asciutto, e senza il “trucco” delle luci artificiali la partita appare nuda, cruda, verace. È un orario che non ammette nascondigli, e i precedenti tra biancocelesti e azzurri lo confermano: in questa fascia oraria, la noia è bandita.
La mente corre subito al 18 gennaio 2015. Stesso stadio, stesso orario, freddo pungente. Era una partita bloccata, tattica, spigolosa, dove la fatica delle 12:30 si faceva sentire nelle gambe. A deciderla fu una giocata da fuoriclasse puro di Gonzalo Higuaín. Il Pipita ricevette palla in area e, ignorando un angolo di tiro apparentemente impossibile, scaricò un destro terrificante che gelò la Curva Nord. Finì 0-1, con il Napoli di Benitez che ricordò a tutti come il talento non abbia orari. Ma riavvolgendo il nastro al 14 novembre 2010, la medaglia mostra l’altra faccia. In un Olimpico baciato da un sole autunnale, fu la Lazio di Edy Reja a trasformare il lunch match in una festa. Quel giorno Mauro Zárate decise di ballare il tango: sbloccò il match con una giocata da giocoliere, aprendo poi la strada al raddoppio di Floccari. Un 2-0 netto, con una Lazio leggera che sembrava danzare sulla stanchezza avversaria.
Tuttavia, quando si parla di Lazio-Napoli e di orario di pranzo, esiste un “unicum” che, seppur giocato a campi invertiti (al San Paolo), rappresenta il manifesto della follia calcistica di questo incrocio. Era il 3 aprile 2011, il Napoli sognava lo Scudetto e la Lazio la Champions. Ne venne fuori una delle rimonte più assurde della storia della Serie A. Sotto di due gol (Mauri e Dias) e poi sotto shock per l’autogol di Aronica dopo il 2-2, il Napoli si aggrappò al suo “Matador”. Edinson Cavani quel giorno fu sovrannaturale: una tripletta che ribaltò il mondo, culminata con quel pallonetto beffardo a Muslera all’88’ minuto per il 4-3 finale. Fu una partita di cuore, caos tattico e misticismo, che fece tremare le fondamenta di Fuorigrotta. Domenica si scriverà un nuovo capitolo di questa saga. Senza riflettori, sotto il cielo di Roma, Lazio e Napoli sono pronte a duellare ancora.
Andrea Alati









































