Calcio e Finanza
·27 de maio de 2026
Omicidio Boiocchi, Ferdico ai giudici: «Ce l'aveva con me per una maglia di Bastoni»

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·27 de maio de 2026

La storia di una maglietta ricevuta dal calciatore Alessandro Bastoni sotto la curva, dopo la finale di Coppa Italia 2022 vinta dall’Inter a Roma, sarebbe stata uno degli episodi alla base della rottura definitiva all’interno della Curva Nord nerazzurra. A raccontarlo, davanti alla Corte d’Assise di Milano, è stato Marco Ferdico, ex capo ultrà interista e imputato nel processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi, storico leader del tifo organizzato nerazzurro ucciso il 29 ottobre 2022.
«Fu fondamentale per la vicenda dell’omicidio la storia di una maglietta che mi diede Bastoni sotto la curva, dopo la finale del 2022 di Coppa Italia vinta dall’Inter a Roma», ha spiegato Ferdico nel corso dell’esame da imputato. Secondo il suo racconto, dopo aver preso quella maglia, «mi fecero fuori dalla curva, perché l’avevo tenuta per me, mi avevano detto che Boiocchi ce l’aveva con me per quella maglietta».
Ferdico, difeso dall’avvocato Jacopo Cappetta, è accusato di avere avuto un ruolo di «organizzatore» dell’omicidio di Boiocchi, secondo la ricostruzione della Procura. Il delitto, stando all’accusa, sarebbe stato voluto da Andrea Beretta, anche lui ex esponente del direttivo della Curva Nord, oggi collaboratore di giustizia e a processo insieme a Ferdico e ad altri tre imputati.
In aula, Ferdico ha ricostruito i rapporti con Beretta, parlando prima dei dissidi avuti in passato e poi di una «riappacificazione» avvenuta nel 2022. A settembre di quell’anno, secondo quanto riferito dall’imputato, Beretta gli avrebbe detto: «Hai visto cosa è successo? Se l’è presa pure con te per la maglietta, a me mi vuole ammazzare e mi ruba i soldi, se non stiamo attenti ci stira tutti e due». Sempre secondo Ferdico, Beretta avrebbe aggiunto: «Voglio gente vicino, sono stufo di questo criminale».
Il riferimento è a Boiocchi, che in quel periodo aveva un ruolo centrale nella gestione della curva interista e dei business collegati. Ferdico ha descritto Beretta come una persona spaventata, convinta di essere nel mirino dello stesso Boiocchi. «Viveva sotto assedio», ha detto in aula, sostenendo che Beretta «aveva la smania di ucciderlo perché altrimenti veniva eliminato lui da Boiocchi, così diceva».
Nel suo racconto, Ferdico ha attribuito a Beretta anche la disponibilità economica per l’omicidio. «Beretta parlando dell’omicidio Boiocchi diceva “lo parcheggiamo”», ha riferito l’ex capo ultrà, spiegando che sarebbero stati messi a disposizione 50mila euro per portare a termine il delitto. «Non è vero che quei 50mila euro che Beretta ha messo a disposizione per l’omicidio si sono persi per strada, come dice lui. Io non ho preso un euro, perché non erano soldi miei, erano soldi per chi faceva quel lavoro lì».
Ferdico ha ammesso di essersi occupato dell’organizzazione, ma ha provato a ridimensionare o escludere alcune responsabilità attribuite ad altri, in particolare al padre Gianfranco, anche lui in carcere e imputato come «organizzatore» dell’uccisione insieme al figlio. «Mio padre non ne voleva sapere di questa cosa», ha detto Ferdico. Secondo la sua versione, Gianfranco avrebbe detto a Beretta: «È una cosa grossa, riflettiamoci, andiamoci piano».
L’imputato ha insistito su questo punto anche in altri passaggi dell’esame: il padre, ha sostenuto, «si è interessato alla faccenda, ma solo perché era preoccupato per me». Davanti alla Corte, con Gianfranco Ferdico presente nella gabbia dei detenuti, il figlio ha aggiunto: «Io gli devo chiedere solo scusa». A chiamare in causa il padre di Ferdico era stato proprio Beretta nelle sue dichiarazioni.
Nel corso dell’udienza, Ferdico ha cercato anche di confutare diversi passaggi del racconto del collaboratore di giustizia, sostenendo tra l’altro che Beretta avrebbe effettuato «sopralluoghi per l’omicidio». Allo stesso tempo ha ricostruito il ruolo dei due presunti esecutori materiali, Pietro Andrea Simoncini e Daniel D’Alessandro. Tra processo e indagini, tutti gli imputati hanno ammesso e confessato i rispettivi ruoli nell’uccisione, pur con versioni non sempre sovrapponibili.
Ferdico ha poi indicato Mauro Nepi, imputato in abbreviato, come il «fomentatore di tutto». Sarebbe stato lui, secondo l’ex capo ultrà, il primo a riferirgli che Boiocchi voleva fare fuori Beretta e che quest’ultimo temeva per la propria vita. Il processo riguarda l’omicidio di Vittorio Boiocchi, avvenuto il 29 ottobre 2022 e risolto nell’aprile 2025 dalla Polizia nell’ambito delle indagini coordinate dai pm Paolo Storari e Stefano Ammendola. L’imputazione per i cinque imputati è di omicidio premeditato, aggravato anche dalle modalità mafiose.
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