Calcionews24
·6. Juli 2026
Il flop del Brasile ai Mondiali 2026: Ancelotti e la maledizione europea

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La delusione in patria è enorme, ma Carlo Ancelotti prova a guardare avanti con la sua consueta lucidità. Al termine della bruciante sconfitta per 1-2 contro la Norvegia, che ha condannato i sudamericani all’uscita dal Mondiale, il commissario tecnico della Seleção cerca di tracciare la rotta: “Questa sconfitta segna l’inizio di un nuovo ciclo“.
Per il Brasile, che sognava l’agognata sesta stella pur non avendo i mezzi tecnici di un tempo, l’eliminazione agli ottavi di finale è un boccone amarissimo. Un traguardo in negativo di questa portata, infatti, non si registrava dall’ormai lontano Mondiale di Italia ’90.
L’incrocio nelle fasi a eliminazione diretta contro le nazionali del Vecchio Continente si conferma una vera e propria maledizione per i verdeoro. Dalla vittoria del 2002 contro la Germania, il Brasile ha incassato ben sei eliminazioni consecutive ai Mondiali per mano di squadre europee:
A questa striscia negativa si aggiunge una statistica quasi surreale: in cinque sfide storiche assolute, il Brasile non è mai riuscito a sconfiggere la Norvegia. La federazione brasiliana (CBF) aveva ingaggiato Ancelotti proprio per esorcizzare questo blocco contro le europee, affidandosi all’unico allenatore capace di vincere cinque Champions League. La sua esperienza, però, non è bastata a salvare una nave che da tempo fatica a produrre il talento di un tempo.
La Seleção si avvia a toccare un record storico negativo: ben 28 anni senza alzare la Coppa del Mondo. Prima dell’inizio del torneo, Ancelotti aveva prolungato il suo contratto fino al 2030, ma ora dovrà far digerire questa disfatta al popolo brasiliano.
Nella notte dell’eliminazione, i social si sono infiammati criticando aspramente le scelte del CT italiano: la decisione di mantenere in campo fino alla fine veterani come Danilo e Casemiro, la sostituzione di Bruno Guimarães e il mancato impiego di Luiz Henrique sono finiti sul banco degli imputati.
Eppure, serve una profonda dose di realismo per analizzare la situazione. Questo è, nei fatti, un Brasile tecnicamente “minore”. L’ultima squadra capace di vincere il Mondiale schierava in attacco fenomeni come Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho; oggi, accanto all’unico vero fuoriclasse Vinicius, ci sono giocatori come Rayan, Matheus Cunha e Martinelli. Ancelotti è il quarto commissario tecnico dal post-Qatar 2022 (dopo i fallimenti di Menezes, Diniz e Dorival). Per tornare stabilmente sul tetto del mondo, prima ancora che di tattica, il Brasile ha un disperato bisogno di tempo per ricostruire.







































