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·29. Juli 2026

Italia, se il team manager sarà una bandiera allora c’è un solo nome: Roberto Baggio

Artikelbild:Italia, se il team manager sarà una bandiera allora c’è un solo nome: Roberto Baggio

L’eventuale scelta di Gianfranco Zola sarebbe più che rispettabile, ma per rilanciare l’identità azzurra servirebbe Baggio

Le indiscrezioni delle ultime ore raccontano di una FIGC pronta a ridisegnare completamente il proprio assetto tecnico. Dopo il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina azzurra e la scelta di Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico, prende quota anche il nome di Gianfranco Zola come futuro team manager della Nazionale.


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Una soluzione che avrebbe certamente una sua logica. Zola è stato uno dei più grandi talenti del calcio italiano, un professionista esemplare e una figura unanimemente apprezzata per stile, educazione e competenza. Sarebbe ingeneroso discutere il suo valore umano e calcistico.

Eppure, se davvero l’obiettivo è quello di ricostruire l’identità della Nazionale italiana, allora la sensazione è che ci sia un nome capace di rappresentare gli Azzurri meglio di chiunque altro: Roberto Baggio.

L’Italia ha bisogno di un simbolo prima ancora che di un dirigente

Il ruolo di team manager non si limita all’organizzazione della quotidianità del gruppo. È una figura che deve trasmettere appartenenza, senso della maglia, storia e prestigio. È il ponte tra il passato e il presente, tra chi quella maglia l’ha resa immortale e chi oggi ha il compito di riportarla ai vertici del calcio mondiale.

Ed è proprio qui che entra in gioco Roberto Baggio.

Per milioni di italiani, il Divin Codino non è stato semplicemente un fuoriclasse. È stato la Nazionale. Dalle notti di Italia ’90 fino alle emozioni di USA ’94, passando per Francia ’98, Baggio ha accompagnato intere generazioni, diventando il volto più riconoscibile dell’azzurro nel mondo.

Anche chi non ha vissuto quelle stagioni conosce il suo nome. Pochi calciatori italiani hanno saputo superare le appartenenze di club come lui. Milanisti, juventini, interisti, viola, bresciani, bolognesi: tutti hanno trovato un motivo per applaudire Roberto Baggio.

L’iconicità non si costruisce, si eredita

Con tutto il rispetto per Gianfranco Zola, il suo legame emotivo con la Nazionale non raggiunge quello di Baggio. Non per demeriti dell’ex fantasista sardo, ma perché Roberto Baggio rappresenta qualcosa di unico nell’immaginario collettivo italiano.

Esistono personaggi che diventano simboli di un’epoca e di una maglia. Baggio appartiene a quella ristretta categoria.

In un momento storico in cui l’Italia è chiamata a ritrovare entusiasmo dopo anni complicati, la presenza quotidiana di una figura del suo calibro avrebbe un valore che andrebbe ben oltre gli aspetti organizzativi.

Basterebbe il suo ingresso nello spogliatoio. Basterebbe il suo racconto. Basterebbe la sua esperienza.

Per un giovane calciatore convocato in Nazionale, confrontarsi ogni giorno con chi ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia azzurra rappresenterebbe uno stimolo straordinario.

Un messaggio forte anche all’esterno

La scelta di Roberto Baggio avrebbe anche un enorme valore simbolico nei confronti dei tifosi.

Negli ultimi anni il rapporto tra la Nazionale e il suo pubblico si è spesso raffreddato. Riportare una figura tanto amata all’interno del progetto significherebbe ricreare un filo emotivo con milioni di appassionati.

Baggio continua a essere rispettato ovunque, dentro e fuori dall’Italia. La sua immagine è ancora oggi sinonimo di eleganza, talento, correttezza e amore per il calcio.

Sarebbe un ambasciatore perfetto per rappresentare gli Azzurri in ogni contesto, istituzionale e sportivo.

Naturalmente, qualora la scelta dovesse ricadere su Gianfranco Zola, sarebbe doveroso accoglierla con rispetto e fiducia. La sua carriera parla da sola e il suo contributo potrebbe rivelarsi prezioso.

Ma se davvero Giovanni Malagò vuole regalare alla nuova Italia un volto capace di unire passato, presente e futuro, allora la candidatura più affascinante e probabilmente anche la più significativa resta una sola.

Perché ci sono grandi campioni, ci sono grandi uomini e poi ci sono le icone.

E quando si parla di maglia azzurra, nessuno incarna quel concetto meglio di Roberto Baggio.

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