Inter News 24
·5 maggio 2026
Bisseck si confessa: «Non sognavo di diventare un calciatore. All’Inter pensavo di trovare compagni cattivi»

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·5 maggio 2026

Il difensore dell’Inter, Yann Bisseck, è stato il protagonista dell’ultima puntata del podcast “The Climb”, condotto da Marialuisa Jacobelli. Tanti i temi toccati: dai primi calci al pallone fino al percorso per diventare un calciatore, dai social fino all’Inter e, ovviamente, ai momenti più complicati. Ecco, di seguito, tutte le sue dichiarazioni.
IL MOMENTO IN CUI HA CAPITO DI VOLER DIVENTARE UN CALCIATORE – «Penso a 16 anni. Io a scuola volevo fare il dottore coi miei amici, qualche mese dopo sono andato a Colonia, ho fatto due allenamenti, poi l’esordio e poi ho detto che avrei provato col calcio, ora sono qui. Volevo fare il cardiologo. Il sangue è bello, quando apri, per me è top».
SUL SUO PERCORSO – «Difficile, tanti alti e bassi, ma penso che ogni volta che sei giù, ti fa crescere come uomo e giocatore. Io ho avuto tanta fortuna: famiglia e amici erano sempre al mio fianco. Non è stato semplice ma posso essere molto, molto contento».
SE SOGNAVA QUESTO FIN DA PICCOLO – «No, non lo sognavo. Mi dicevo che era troppo difficile diventare un calciatore, tutti i ragazzi vogliono farlo. Ero abbastanza forte, ma non un talento di alto livello ecco. Ora se mi metto in testa che devo fare una risonanza o qualcosa in ospedale, sono molto contento di essere un calciatore».
SULLA PAURA DI NON FARCELA – «Non paura. Se non va troppo bene a volte chiedo cosa faccio dopo. Ho avuto anche brutti infortuni, penso 7 o 8 quando ero giovane. 5 o 6 sempre al flessore, se succede ancora? Mi chiedevo questo. Per fortuna non ho smesso ed è andata bene. Essere forte mentalmente? La cosa più importante è avere il supporto della tua gente, la famiglia è troppo importante, gli amici. Quando vai così giù più volte, è molto difficile salire di nuovo da solo. Per me è impossibile. Senza famiglia e amici, io sarei stato in ospedale».
SULLE DIFFERENZE NELLE SUE ESPERIENZE – «Quando giochi in una società così grande come l’Inter è normale la pressione. Ogni anno dobbiamo vincere qualcosa. Prima non avevo questa pressione, non avevo mai giocato in una società del genere. Molto più semplice crescere come giocatore e imparare. Le esperienze in Portogallo, Danimarca, ho sempre lavorato con gente molto professionale e gentile, mi hanno sempre aiutato. Senza di loro non sarei qui. Parlo quattro lingue: inglese, tedesco, italiano e francese».
COSA FARE QUANDO SI COMMETTE UN ERRORE – «La prima cosa: non guardare i social. Non ha senso, la gente… per 2 o 3 giorni il telefono non esiste. Guardare l’errore poi perché si può sempre migliorare. Nel calcio poi c’è sempre la partita dopo, l’errore ci sta, ma devi fare tutto per non farlo di nuovo. Ha tanto a che fare con la personalità. Calcio importante, ma è solo calcio. Io so quanto posso essere forte, devi concentrarti su questo e non sull’errore. L’errore può succedere sempre».
SUL MOMENTO PIU’ DIFFICILE FINORA – «Probabilmente gli infortuni, uno per 8 mesi. 3 mesi fuori, poi ho ricominciato, poi fermo di nuovo. Fa male, molto difficile nella testa, ma c’è sempre di peggio. Sono stato fortunato, gli infortuni hanno preso tempo ma alla fine sto bene. L’infortunio in Portogallo è stato il più difficile. In campo l’anno scorso invece, ho avuto un po’ di sfortuna, in una grande partita, stavo giocando bene ma la gente si ricorda il fallo di mano. Giusto? Probabilmente sì. 25 anni si è giovani in Italia, ma non per me».
SE SI E’ MAI SENTITO SOLO – «Non mi sono mai sentito solo, la famiglia c’è sempre, gli amici ci sono sempre. Quando sono solo è perché voglio stare solo. A volte torno a casa e prima cosa dormo almeno 3 ore. Poi freestyle. Quando c’è il sole, è bellissimo».
A COSA HA RINUNCIATO PER ARRIVARE QUI – «La vita sociale probabilmente. Quando devo allenarmi, quando abbiamo le partite, i miei amici fanno casino. E da giovane anche tu vuoi fare casino. Ma per i giocatori, se vuoi arrivare ad alto livello, devi fare dei sacrifici. Per me è stata la cosa giusta».
COME LO IMMAGINAVA L’ARRIVO ALL’INTER – «Pensavo i compagni fossero più cattivi, io sono arrivato per solo 7 milioni, poco per il calcio, dalla Danimarca. Nessuno mi conosceva di sicuro. Ora mi conoscono tutti? Sì, a Milano penso tanta gente mi riconosce, prima no. Anche i miei compagni che giocano in difesa come me, qui niente cattiveria. Tutti troppo gentili, mi hanno aiutato tanto. Un’esperienza molto semplice».
SULLA CRITICA PEGGIORE CHE HA RICEVUTO – «Tutti mi hanno detto che a volte sono un po’ troppo chill. Ci sono momenti in allenamento e nella vita dove devi essere più serio e a me non piace troppo. Non sento l’ansia. Quando sei sicuro di te e sai cosa devi fare e sei abile a farlo non ci sono problemi. Io sono così. L’anno scorso abbiamo giocato contro Barcellona, Bayern: è normale l’agitazione. Mi rende diverso essere sempre leggero, nella mia testa ogni partita è più o meno la stessa. Entro nel campo che sono sempre uguale anche dopo aver sbagliato: bisogna continuare».
TALENTO O DISCIPLINA? – «Servono entrambi. Probabilmente la disciplina è più importante. Fa tanto la vita fuori dal calcio: devi mangiare bene, bere acqua a sufficienza, e non è semplice. A volte sei a casa e vuoi mangiare qualcosa che non va ma devi sempre pensarci bene. La disciplina è importante, ma non è vero che non è importante anche il talento».
MEGLIO FALLIRE O NON PROVARCI? – «Meglio fallire. Devi crescere nella vita. Sempre meglio fallire e aver provato e quando hai superato questo down nessuno ti può fermare».
COSA DIRE A CHI VUOLE MOLLARE? – «È sempre difficile: parlare è troppo facile, io ho avuto tanti momenti difficili. L’unica cosa che puoi fare è continuare a lavorare e lavorare sempre un po’ di più, c’è sempre qualcosa che puoi fare meglio e devi concentrarti non solo su questo. Non ti devi concentrare solo su quello che non fai bene, anche migliorare le cose che già fai bene perché bastano a volte una o due qualità che riesci a migliorare e possono servire a colpire ad esempio un allenatore».
SUL BISSECK NELLA VITA PRIVATA – «La mia vita è stare nel chill. Mi piacciono anche gli sport che non sono calcio, l’NFL e guardo anche il Baseball e mi fa piacere, vado a fare Bowling, leggo libri. Il rapporto con i social? Normalmente bene, sono gentili e tutto. I tifosi normalmente con me sono gentili. I veri tifosi anche quando sbagli sono con te, a volte sono i tifosi che hanno scommesso qualcosa invece ti insultano quando sbagli, bla bla bla».
SUL COSA VUOLE DIMOSTRARE ANCORA – «Che non sono solo un giocatore utile, un buon giocatore ma voglio essere molto importante per la squadra. Essere un pilastro che manca quando non c’è. Questo è il sogno. Ogni volta che non c’è dicono tutti ‘oh, no. Bisseck non gioca. Ma sento di essere sulla strada giusta, sono migliorato tanto».
COSA DIREBBE AL SE STESSO GIOVANE – «Probabilmente che deve sempre essere sé stesso perché sarai meraviglioso e non mollare perché sarà tutto difficile e complicato ma la alla fine sarai molto contento di non aver mollato».







































