Calcio e Finanza
·16 aprile 2026
Exor, Equita conferma il buy e alza il target price: la Juventus pesa negativamente sul titolo della holding

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·16 aprile 2026

Gli analisti di Equita confermano la raccomandazione BUY su Exor, ribadendo come il tema centrale resti lo “scontro” tra il valore intrinseco della holding (NAV) e la valutazione di mercato, un divario che continua a rappresentare – secondo la sim – un’opportunità ma anche un segnale delle criticità percepite dagli investitori.
Al centro infatti resta il tema del cosiddetto “sconto sul NAV”, ovverosia quando il titolo quota a un prezzo molto inferiore rispetto alla somma del valore delle partecipazioni. Nel caso di Exor, questo sconto è oggi intorno al 53%, vicino al massimo storico del 55% e ben sopra la media del 31% dal 2013.
È qui che si inserisce quello che gli analisti definiscono implicitamente uno “scontro”: da una parte il valore stimato degli asset, dall’altra la sfiducia (o prudenza) del mercato, che continua a prezzare il titolo con un forte discount. «Pur riconoscendo l’assenza di catalyst di breve termine, è difficile non confermare il BUY», spiegano da Equita, proprio alla luce di questa distanza.
Accanto allo sconto, Equita sottolinea alcuni elementi strutturali positivi. Tra questi, il track record del NAV per azione (NAVPS), cresciuto di circa 3 volte dal 2016, e una struttura finanziaria particolarmente solida. Il riferimento è al loan-to-value (LTV), un indicatore che misura il rapporto tra debito e valore degli asset: nel caso di Exor è pari a circa 0,03x, un livello molto basso che indica un indebitamento contenuto rispetto al valore del portafoglio. Inoltre, i dividendi incassati dalle partecipate sono ritenuti sufficienti a coprire i costi della holding e la remunerazione degli azionisti, rafforzando ulteriormente la solidità complessiva.
Resta poi centrale il contributo delle principali partecipazioni quotate, in primis Ferrari – che pesa per circa il 37% del NAV – su cui Equita mantiene una raccomandazione positiva. Tuttavia, negli ultimi anni il peso degli asset non quotati è cresciuto in modo significativo, arrivando al 28% del NAV (dall’8% del 2021), riducendo la trasparenza complessiva sulla valutazione.
In questo contesto, la Juventus emerge come uno degli elementi che incidono sulla percezione di rischio e quindi sullo sconto. Gli analisti evidenziano infatti come «il cash burn della Juventus, nel periodo 2019-25, abbia richiesto aumenti di capitale per circa 0,64 miliardi di euro», pari a circa il 2% del NAV.
Accanto alla Juventus, Equita individua altri elementi che contribuiscono a mantenere elevato lo sconto. Tra questi, l’incertezza macroeconomica – «esacerbata dalla crisi del Golfo Persico» – che impatta sugli asset più ciclici come Stellantis, e il cosiddetto rischio di reinvestimento, ovvero l’incertezza su come verrà impiegata la liquidità disponibile (circa 3,5 miliardi di euro).
Un altro aspetto tecnico riguarda la recente rotazione di portafoglio, cioè la vendita di asset considerati non strategici per reinvestire in nuove opportunità. Exor ha già annunciato quattro cessioni (tra cui Iveco, Lifenet e Nuo) per circa 2 miliardi di euro complessivi, con un MOIC medio di 1,4x – un indicatore che misura il ritorno sull’investimento (multiplo del capitale investito).
Nonostante questi elementi, Equita ha aggiornato il valore del NAV a circa 149 euro per azione e alzato il target price a 108 euro (+7%), continuando però ad applicare uno sconto prudenziale del 27,5%.
Tra i fattori che potrebbero contribuire a ridurre il gap tra NAV e prezzo di mercato, gli analisti indicano una maggiore chiarezza sulle strategie future – in particolare sugli investimenti rilevanti (almeno il 5% del GAV, pari a circa 2 miliardi) – e una migliore visibilità sugli asset non quotati.









































