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·2 ottobre 2026

Franco Selvaggi: "al Toro si tira a campare. Ogni anno la stessa storia"

Immagine dell'articolo:Franco Selvaggi: "al Toro si tira a campare. Ogni anno la stessa storia"

L’ex attaccante granata e campione del mondo nel 1982 parla a Tuttosport del momento del Torino: «Da tifoso sono amareggiato, questo vivacchiare mi intristisce molto». E sull’obiettivo indica l’Europa: «Per alzare il tiro servono giocatori forti»

Franco Selvaggi non nasconde la propria amarezza.


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L’ex attaccante del Torino, campione del mondo con l’Italia nel 1982, ha parlato a Tuttosport del momento della squadra granata e lo ha fatto con parole particolarmente nette. Il punto di partenza è la sensazione che il Torino, ormai da diverse stagioni, non riesca a compiere quel salto di qualità che la sua storia e il suo seguito meriterebbero.

«Al Toro si tira a campare. Ogni anno la stessa storia», è il titolo scelto da Tuttosport per sintetizzare il pensiero dell’ex granata.

SELVAGGI: «DA TIFOSO SONO AMAREGGIATO»

Selvaggi si considera ancora a tutti gli effetti un tifoso del Torino e proprio da questa prospettiva analizza il presente.

La sua critica riguarda soprattutto la mancanza di ambizione percepita negli ultimi anni. Secondo l’ex attaccante, il problema non è pretendere che il Toro vinca lo scudetto o lotti ogni stagione per la Champions League, ma avere come riferimento almeno un piazzamento europeo.

L'obiettivo indicato da Selvaggi è dunque un Torino capace di puntare alla zona Conference League e, più in generale, di alzare progressivamente il proprio livello.

«Per alzare il tiro servono giocatori forti», sottolinea l'ex attaccante.

IL CONFRONTO CON IL PASSATO E SERGIO ROSSI

Nel ragionamento di Selvaggi entra inevitabilmente anche il confronto con il Torino della sua epoca.

L'ex granata ricorda infatti Sergio Rossi, presidente del club ai suoi tempi, indicandolo come esempio di una società che aveva ambizione e investiva maggiormente intorno alla squadra.

Secondo Selvaggi, con l'attuale Serie A a 20 squadre il rischio retrocessione riguarda un numero ristretto di formazioni e questo, a suo giudizio, può favorire una gestione orientata semplicemente alla permanenza nella categoria.

Da qui nasce la sua espressione sul "tirare a campare": una squadra che vive stabilmente nella parte centrale della classifica senza riuscire a costruire le condizioni per puntare più in alto.

«AL TORO MANCA UN GRANDE NUMERO 10»

Selvaggi individua anche una precisa lacuna nell'organico attuale.

A suo giudizio, al Torino manca un giocatore offensivo capace di alzare il livello tecnico attraverso le proprie giocate: un vero numero 10, dotato di fantasia, qualità nell'uno contro uno e capacità di inventare.

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È un tema particolarmente interessante perché riguarda proprio una delle difficoltà emerse nelle prime giornate della stagione: il Torino ha cambiato più volte sistema di gioco e Abate è ancora alla ricerca della soluzione migliore per aumentare la produzione offensiva.

Per Selvaggi, però, il problema non è soltanto tattico. Servono giocatori in grado di fare la differenza.

IL GIUDIZIO SUGLI ATTACCANTI: SIMEONE NON È UN BIG

L'ex attaccante granata non è particolarmente convinto nemmeno dal reparto offensivo.

Su Giovanni Simeone il giudizio è positivo, ma con una precisazione importante: Selvaggi lo considera un buon giocatore e un attaccante capace di segnare, ma non lo inserisce nella categoria dei grandi protagonisti.

Lo definisce infatti un ottimo comprimario piuttosto che un vero big.

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È un giudizio che inevitabilmente farà discutere, soprattutto considerando che il Torino ha scelto Simeone come uno dei riferimenti del proprio attacco e che Abate sta cercando il modo migliore per metterlo nelle condizioni di incidere.

VLAŠIĆ MEGLIO DA MEZZALA

Interessante anche il giudizio su Nikola Vlašić.

Selvaggi ne riconosce le qualità, ma lo vede in una posizione diversa rispetto a quella di trequartista.

«Vlasic è un ottimo giocatore, ma lo vedo più mezzala che trequartista», è la sua valutazione.

Una considerazione che si inserisce perfettamente nel dibattito tattico del momento. Abate ha utilizzato Vlašić in diverse posizioni e sta ancora cercando l'assetto definitivo della squadra.

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MANDRAGORA È LA NOTA POSITIVA

Se il giudizio complessivo è critico, non mancano però gli elogi.

Tra le note positive dell'inizio di stagione Selvaggi inserisce Rolando Mandragora, tornato al Torino dopo l'esperienza alla Fiorentina.

L'ex attaccante sottolinea la sua affidabilità, la qualità del tiro e la capacità di giocare sia da mezzala sia da regista. Un giocatore sul quale, secondo Selvaggi, si può fare affidamento nel corso della stagione.

Il ritorno di Mandragora viene quindi considerato una delle poche operazioni capaci di aver dato qualcosa in più alla squadra.

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IL TORINO DEVE ALZARE L'ASTICELLA

Il messaggio complessivo dell'intervista è molto chiaro.

Selvaggi non chiede al Torino di diventare immediatamente una squadra da scudetto. Chiede però di interrompere quella che considera una gestione fatta di stagioni senza un vero obiettivo di crescita.

La sua ricetta è altrettanto chiara: più ambizione, investimenti mirati e giocatori capaci di aumentare il livello tecnico della squadra.

E il riferimento al grande numero 10 racconta bene ciò che, secondo l'ex campione del mondo, manca oggi al Toro: un giocatore capace di accendere la partita, saltare l'uomo e creare qualcosa che gli altri non riescono a produrre.

Il giudizio di Selvaggi è quello di un ex giocatore e tifoso granata. Ma arriva in un momento nel quale il Torino, dopo cinque giornate e quattro punti conquistati, è effettivamente ancora alla ricerca di una propria identità e di una direzione precisa.

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