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·2 ottobre 2026
Njie, la spiegazione di Cairo non convince: il modulo non può bastare

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Il presidente ha spiegato che il Torino non utilizzava un sistema adatto alle caratteristiche dello svedese e che avrebbe rischiato un'altra stagione in panchina. Ma fino a pochi giorni prima Abate ne chiedeva la permanenza. E Njie, per qualità e prospettiva, era probabilmente il giocatore più forte della rosa
Le parole di Urbano Cairo sulla cessione di Alieu Njie hanno riaperto una questione che il Torino aveva lasciato alle spalle con la chiusura del mercato.
Il presidente granata, intervenuto al Festival dello Sport di Trento, ha spiegato di essere dispiaciuto per la partenza del giovane svedese, ma ha indicato una motivazione soprattutto tattica: Njie ama giocare da esterno offensivo, mentre il modulo attualmente utilizzato dal Torino non prevede quel tipo di posizione in attacco. Di conseguenza, secondo Cairo, il rischio sarebbe stato quello di lasciare il giocatore a lungo in panchina.
La precisazione è importante: Cairo ha detto che il sistema scelto da Abate non valorizzava quel tipo di giocatore.
Ed è proprio qui che nasce il problema.

NJIE ERA STATO DIFESO PUBBLICAMENTE DA ABATE
Perché soltanto pochi giorni prima della cessione, Ignazio Abate aveva parlato di Njie in termini completamente diversi.
Alla vigilia della partita contro il Sassuolo, il tecnico aveva definito lo svedese un ragazzo di "grandissimo talento", spiegando di essere molto legato a lui e aggiungendo: "Mi auguro che farà parte del gruppo di quest'anno".
Quindi il quadro era abbastanza chiaro: l'allenatore avrebbe voluto continuare a lavorare con Njie.
Poi è arrivata la Fiorentina.
Il Torino lo ha ceduto in prestito con obbligo di acquisto a determinate condizioni. Le ricostruzioni di mercato hanno indicato un'operazione nell'ordine dei 16 milioni di euro più bonus, con cifre complessive potenzialmente superiori.
E allora la spiegazione legata esclusivamente al modulo lascia qualche perplessità.
Il Torino ha effettivamente utilizzato prevalentemente sistemi senza un esterno offensivo puro. Ma la stagione di Abate ha già dimostrato quanto il tecnico sia disposto a modificare assetto e interpreti.
Il problema, quindi, non è stabilire se Njie fosse perfetto per un determinato modulo.
Il problema è chiedersi quanto valesse la pena adattare il sistema alle caratteristiche di un giocatore considerato di grande talento.
Perché Njie non era una riserva qualsiasi.
Per chi segue quotidianamente il Torino, e anche per noi, era probabilmente il calciatore più forte della rosa dal punto di vista del talento puro. Un giocatore giovane, esplosivo, capace di saltare l'uomo e di creare superiorità, reduce anche da una prestazione molto convincente contro il Milan proprio nei giorni in cui il suo futuro era diventato oggetto di mercato.
Un patrimonio tecnico che il Torino avrebbe potuto provare a valorizzare ulteriormente.

IL TORO HA SCELTO DI FARE CASSA
È difficile ignorare, inoltre, il contesto economico dell'operazione.
Nei giorni della trattativa, Tuttosport parlava apertamente di un "tesoretto" superiore ai 25 milioni derivante dalle cessioni di Pedersen e Njie, denaro utile per consentire a Petrachi di completare il mercato granata. La stessa ricostruzione sottolineava che Abate avrebbe voluto trattenere Njie e che aveva chiesto a Cairo di non cederlo.
Questo non significa che la motivazione tattica fornita oggi da Cairo sia falsa.
Significa però che non è l'unica chiave di lettura possibile.
Il Torino aveva un giocatore che il proprio allenatore considerava di grande talento, che pochi giorni prima sperava di trattenere e che aveva attirato offerte importanti. Alla fine la società ha scelto di monetizzare.
Ed è una scelta legittima dal punto di vista societario. Ma allora sarebbe forse più semplice dirlo chiaramente: il Torino ha ritenuto conveniente accettare l'offerta per Njie anche perché il giocatore non era perfettamente funzionale al sistema scelto da Abate.
C'è poi un altro passaggio delle parole di Cairo che lascia qualche perplessità: il riferimento al fatto che Njie lo avrebbe ringraziato dopo il trasferimento.
È comprensibile che un giocatore possa essere soddisfatto di una nuova opportunità, soprattutto davanti alla prospettiva di un contratto importante e di un ruolo potenzialmente più centrale.
Ma per il tifoso del Torino il punto è un altro.
Njie non era un giocatore da accompagnare gentilmente verso una nuova esperienza perché destinato alla panchina. Era uno dei patrimoni tecnici più importanti della rosa.
E se il problema era davvero soltanto il modulo, la domanda resta: perché non provare a trovare una soluzione?
Abate ha già dimostrato di poter cambiare assetto. Il Torino ha giocato con diversi sistemi e il tecnico sta ancora cercando la propria identità.
In questo contesto, privarsi proprio di uno dei giocatori con maggiore capacità di creare qualcosa dal nulla appare una scelta che merita di essere discussa molto più della semplice frase "nel nostro modulo non c'era spazio".
Ora, naturalmente, sarà il campo a dare la risposta definitiva.
Se il Torino riuscirà a trovare equilibrio, gol e qualità offensiva senza Njie, la scelta societaria potrà essere difesa dai risultati.
Ma oggi una cosa è evidente: il problema non era che Njie fosse poco adatto al modulo. Il problema era che il Torino aveva scelto un modulo nel quale un talento come Njie rischiava di non trovare spazio.
Sono due cose molto diverse.
E soprattutto resta una domanda che il tifoso granata può legittimamente porsi: era davvero necessario vendere uno dei giocatori più talentuosi della rosa, oppure si poteva costruire il sistema anche intorno alle sue caratteristiche?
Questa è la vera questione lasciata dalla cessione di Njie.







































