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·25 settembre 2026
Frattesi: «La mia famiglia è stata fondamentale nella scelta! Gattuso? Mi ha aiutato tanto»

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·25 settembre 2026

È un momento magico per Davide Frattesi, protagonista nella Lazio e convocato da Mancini per gli impegni di Nations League. Nel corso di “MySkills”, trasmesso su DAZN, il centrocampista ha affrontato diverse tematiche:
ESULTANZA – «All’inizio doveva essere un pinguino, poi si è trasformata in quello di Madagascar: una roba venuta davvero male. Non riuscirei mai a fare una capriola come le tue, finirei per spezzarmi in due. Le acrobazie non sono mai state il mio forte, fin da quando ero bambino».
MOVIMENTI – «Nascendo come attaccante, ho sempre mantenuto quell’attitudine a proiettarmi in avanti. Ogni volta che intravedo un uno contro uno o il compagno pronto al cross, parte la mia rincorsa. Poi, sugli ultimi passi prima dello stacco, cerco di leggere la posizione dei difensori e attaccare lo spazio libero. Molto dipende dalle letture collettive: a Udine un difensore si è staccato e si è aperta la traccia perfetta; con il Genoa è andata in modo analogo, anche se poi serve la precisione di chi crossa. Con Nuno ci basta un’occhiata o un gesto con le braccia per intenderci. Se gli avversari tengono una marcatura stretta cerco l’anticipo; se invece c’è raggio d’azione preferisco il contromovimento per ingannarli. Tra l’altro, il traversone basso al centro è la soluzione più efficace quando si arriva in corsa e senza tempo per guardare. A fine allenamento mi fermo sempre per affinare questi meccanismi».
MOTIVAZIONI RITORNO E FAMIGLIA – «La componente affettiva è stata decisiva per il mio rientro. Dopo la scomparsa di mia nonna sentivo un forte richiamo verso casa. Essere andato via a sedici anni ed essere rientrato a ventisei significa aver vissuto un decennio lontano: un’esperienza fantastica, ma lunga. Ho voluto fortemente questa piazza; parlando con il mister ero consapevole delle difficoltà, ma sono qui per dare il mio contributo quotidiano. Il legame con questi colori è profondo, i risultati condizionano direttamente il mio umore. Giocare nella Lazio significa proteggere qualcosa di familiare: quando venivo allo stadio con mio padre sognavo di calpestare il prato dell’Olimpico in prima squadra. Aver chiuso questo cerchio è motivo di orgoglio per me e per tutta la mia famiglia».
PALLA AL PIEDE – «Nelle azioni in progressione tendo a partire dalla linea mediana per sfruttare lo spazio davanti alla difesa. Se spingo la palla in avanti so di poter battere il difensore sul tempo; spesso la reazione dell’avversario è quella di trattenermi e prendere il cartellino. Non serve il contatto fisico: basta spostare la sfera, portarsi l’avversario dietro e tagliargli la strada. Da lì valuti se subire il fallo o proseguire la corsa verso la porta».
BILANCIO ASSIST – «I gol non mi sono mai mancati, mentre sul piano dei passaggi vincenti posso e devo fare di più. Va detto anche che l’assist esiste solo se il compagno finalizza l’azione; contro il Milan, ad esempio, Maignan ci ha negato un gol già fatto».
GATTUSO – «Mister Gattuso ha un ruolo centrale in questa scelta. Nonostante venissi da un’annata con pochissimo minutaggio all’Inter, in Nazionale ha continuato a dimostrarmi stima. In un momento in cui stavo per perdere la certezza nei miei mezzi, ho capito che lui poteva aiutarmi a ritrovare la spinta mentale necessaria. Quando percepisco fiducia incondizionata, do tutto me stesso per ripagarla. La mia gratitudine verso il mister mi porta ad andare oltre i miei limiti».
TATTICA – «Trovo molto stimolante la costruzione nel 4-3-3: la palla gira dal portiere al centrale e poi al terzino, aprendo svariate soluzioni. Quando gli avversari accoppiano a uomo, la giocata che preferisco è lo scarico sulla mezzala, il passaggio all’esterno e l’inserimento per chiudere il triangolo. Non amo il possesso palla sterile: se non sei quel Barcellona diventa stucchevole. Apprezzo squadre come il Como che, una volta superata la prima pressione, puntano subito la porta. In Serie A la circolazione lenta permette alle difese di riposizionarsi; serve il giusto compromesso tra gestione e verticalità».
SASSUOLO E RUOLO – «Ai tempi di Sassuolo mi sono divertito molto nel centrocampo a due con Maxime Lopez, ma mi esprimo meglio da mezzala destra. Da quel lato posso rientrare sul sinistro per riflettere sulla giocata o aprirmi sull’esterno. Con De Zerbi eravamo un’orchestra offensiva e nei primi sei mesi ho segnato con regolarità, prima del calo post-Covid. Giocare al fianco di Berardi è stata una fortuna: ti serviva sempre con i tempi giusti».
INTER – «Dall’Inter ho assorbito una mentalità vincente: ti alleni con campioni e alzi l’asticella ogni giorno. In quel contesto il pareggio è visto come una sconfitta. C’è una cura maniacale per ogni dettaglio, dall’alimentazione al recupero fisico. Adesso qualcuno mi prende in giro perché ho iniziato ad assumere il brodo di gallina per la presenza di collagene, ma sono questi accorgimenti a fare la differenza ad alti livelli».
COLLOQUIO CON MANCINI – «Prima di firmare per la Lazio ho confrontato le mie idee con mister Mancini, che mi ha consigliato di andare dove potessi trovare continuità. La condizione fisica che garantisce il ritmo partita è insostituibile quando si veste la maglia azzurra. Il mio obiettivo è fare bene qui per guadagnarmi di nuovo la convocazione».
NOTTE CHAMPIONS – «Quando impatti bene il pallone lo percepisci subito dal suono. La notte di Inter-Barcellona è stata un’esperienza fuori dal comune: l’adrenalina mi ha tenuto sveglio fino al mattino. Dopo l’esultanza per il gol ho avuto un calo di pressione per aver urlato troppo; ho dovuto prendere un gel energetico per riprendermi. Poi è arrivata la rete di destro di Acerbi, cosa più unica che rara. Spero di vivere altre serate di questo livello. Il record di 12 reti di Milinkovic? Preferisco non esprimermi per scaramanzia».
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