Il nuovo patto tra Exor e Piero Ferrari: gli eredi del Drake potranno vendere il 5% | OneFootball

Il nuovo patto tra Exor e Piero Ferrari: gli eredi del Drake potranno vendere il 5% | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·16 gennaio 2026

Il nuovo patto tra Exor e Piero Ferrari: gli eredi del Drake potranno vendere il 5%

Immagine dell'articolo:Il nuovo patto tra Exor e Piero Ferrari: gli eredi del Drake potranno vendere il 5%

Il nuovo accordo parasociale su Ferrari, che mette al riparo il 32% del capitale del Cavallino, ridisegna i rapporti di forza tra i due soci chiave, Exor Piero Ferrari, attribuendo in modo inatteso al figlio del Drake (Enzo Ferrari, soprannominato così dai rivali inglesi nel secondo dopoguerra, un nomignolo che evoca il corsaro Francis Drake) una libertà di manovra molto ampia. Piero Ferrari – come riportato da Il Sole 24 Ore – potrà infatti decidere in qualsiasi momento, e a prescindere dalla durata triennale del patto, di cedere fino al 5% del capitale della società di Maranello senza far decadere gli accordi.

Soprattutto, avrà la facoltà di recedere unilateralmente dal patto quando lo riterrà opportuno, «a sua esclusiva discrezione». Una autonomia che non trova un corrispettivo simmetrico per Exor: per la holding della famiglia Agnelli l’unica possibilità di uscita anticipata è legata all’eventualità che Piero Ferrari e il suo Trust scendano sotto la soglia del 5% del capitale.


OneFootball Video


I nuovi patti delineano quindi una marcata asimmetria nel trattamento dei due azionisti, elemento che non era presente nell’assetto originario dell’accordo. Secondo alcune ricostruzioni, questa impostazione sarebbe il risultato del confronto tra i soci seguito alla scelta di Exor di collocare sul mercato, lo scorso anno, il 4% della propria partecipazione. Una decisione cui ha fatto seguito, in tempi ravvicinati, un sensibile arretramento delle quotazioni di Ferrari.

La trattativa sul patto

Stando a quanto emerso, quando Exor e Piero Ferrari hanno avviato le trattative per prorogare l’intesa, poco prima dell’estate 2025, entrambe le parti avevano inizialmente ipotizzato diritti di recesso incondizionati. Dal punto di vista giuridico, non esisteva un obbligo di rinnovo e la soluzione più lineare sarebbe stata anche quella di lasciar decadere l’accordo. Il patto originario, siglato nel 2015 in vista della quotazione in Borsa di Ferrari, era infatti nato con l’obiettivo di garantire stabilità all’azionariato nella fase iniziale di vita sul mercato. Obiettivo centrato: in dieci anni l’assetto proprietario non è mai mutato e la capitalizzazione del gruppo è cresciuta fino a sfiorare, all’inizio del 2025, i 75 miliardi di euro.

Proprio in quella fase si è registrata la prima discontinuità, con la decisione di Exor di cedere sul mercato il 4% del capitale. Una mossa inattesa che, secondo alcune fonti, sarebbe diventata uno dei punti chiave della successiva negoziazione. Anche perché, dopo il ridimensionamento della quota di Exor, Ferrari ha visto scendere sensibilmente il proprio valore, perdendo circa 15 miliardi di capitalizzazione e attestandosi oggi intorno ai 60 miliardi.

Il nuovo equilibrio

L’esito del confronto è un documento che modifica in modo significativo gli equilibri che hanno governato Ferrari nell’ultimo decennio. L’accordo di consultazione tra Exor e Piero Ferrari presenta infatti differenze sostanziali rispetto al patto del 2015.

In primo luogo, i soggetti coinvolti diventano tre e non più due, con l’ingresso del Trust della famiglia Ferrari, titolare della nuda proprietà del 10,2% delle azioni (mentre Piero Ferrari ne mantiene l’usufrutto). In secondo luogo, la durata dell’accordo scende da cinque a tre anni. Infine, cambia l’ammontare della partecipazione oggetto di consultazione: Exor, dopo il collocamento del 4% nel 2025, detiene il 21,2%, che sommato al 10,6% della famiglia Ferrari porta la quota complessiva al 32% del capitale e al 48% dei diritti di voto. Fin qui, le modifiche di natura formale.

Più rilevante è però la nuova regolamentazione dei rapporti tra i soci. Il fulcro del nuovo assetto è contenuto nell’articolo 10, che disciplina le ipotesi di scioglimento anticipato del patto. I casi previsti sono cinque, ma uno prevale su tutti: il punto 10.2.4 stabilisce che il recesso può essere esercitato «previo preavviso di 30 giorni da Piero Ferrari a sua esclusiva discrezione». Inoltre, la famiglia del fondatore, Trust incluso, può ridurre la propria partecipazione fino al 5% senza che Exor possa opporsi. Solo una discesa al di sotto di tale soglia attiverebbe l’unico diritto di recesso anticipato in capo alla holding degli Agnelli.

Negli ambienti vicini a Exor si sottolinea come le maggiori tutele riconosciute a Piero Ferrari rispondano all’esigenza di proteggere la posizione di azionista di minoranza della famiglia Ferrari e, allo stesso tempo, confermino l’impegno di lungo periodo di Exor nella partnership, evitando assetti che avrebbero potuto esporre in modo eccessivo il socio di minoranza.

Il Trust e il rischio Opa

Resta infine un’ulteriore ipotesi di scioglimento anticipato del patto, legata al trasferimento dei diritti di voto sul 10,2% da Piero Ferrari al Trust. Questa previsione nasce dal timore di un possibile obbligo di Opa congiunta su Ferrari. Da qui la scelta di mantenere separati nuda proprietà e diritti di voto sulla quota della famiglia del fondatore.

Al momento della quotazione, Exor e Piero Ferrari erano stati esentati dall’obbligo di Opa in quanto già azionisti della società. Un eventuale accorpamento, in capo al Trust, di nuda proprietà e diritti di voto potrebbe invece entrare in conflitto con la normativa olandese sulle offerte pubbliche di acquisto, che impone il lancio dell’Opa al superamento del 30%. Una soglia che Exor e il Trust oltrepasserebbero automaticamente, detenendo insieme il 32% del capitale e il 48% dei diritti di voto.

Visualizza l' imprint del creator