Calcionews24
·30 agosto 2025
Melli: «Avevo tutto, ma ho dato il 50%. Ho litigato con Scala e quel giorno che Asprilla “stese” il presidente. Zeman la persona più bella, ad Ancelotti dissi questo…»

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·30 agosto 2025
Un “Peter Pan” che poteva diventare il nuovo Vialli, un talento purissimo che ha vissuto la sua carriera in una “comfort zone” che è stata, al tempo stesso, la sua fortuna e il suo più grande limite. Alessandro “Sandro” Melli è il simbolo del Parma dei miracoli, il centravanti di una squadra di provincia che, negli anni ’90, ha incantato l’Europa e ha fatto sognare un’intera generazione. Ma dietro l’immagine del bomber c’è un uomo risolto, che oggi guarda al passato senza rimpianti, ma con la lucida consapevolezza di aver dato solo il 50% del suo enorme potenziale.
In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante si racconta, un viaggio esilarante e a tratti malinconico tra i ricordi di un calcio che non c’è più, popolato da maestri visionari come Sacchi, padri putativi come Scala, “matti” come Asprilla e geni assoluti come Roberto Baggio. Un album di aneddoti indimenticabili, che parte da un esonero chiesto in faccia ad Ancelotti e arriva a una bizzarra sessione di meditazione che ha rischiato di fargli perdere… la pazienza.
IL 50% – «Ho dato il 50% delle mie potenzialità. Avevo tutto, fisico e tecnica. Fu il Trap a dire che potevo diventare il nuovo Vialli e lo stesso Mancini, quando mi volle alla Sampdoria, lo fece perché aveva visto in me le qualità di Luca. Il Parma è stato la mia fortuna, ma anche il mio limite. Ero nella mia comfort zone. Qualcosa abbiamo vinto – Coppa delle Coppe a Wembley, Coppa Italia, Supercoppa Uefa – ma lo scudetto no: è mancata la mentalità vincente delle grandi squadre».
NEVIO SCALA – «È la mia fotografia, Scala è stato un padre, con lui ho avuto un rapporto di amore-odio. Usava bastone e carota, ma io non capivo. Aveva ragione lui, lo faceva per stimolarmi. Da presidente del Parma non ha mantenuto le promesse che mi aveva fatto: ci scontrammo, avevo ragione io. Ora abbiamo un rapporto meraviglioso, ci vogliamo bene».ARRIGO SACCHI – «Dicembre 1985, avevo sedici anni, gli sarò sempre riconoscente. Viveva già allora solo per il calcio. Quando lo vidi pensai che era un matto, ma era di più: un visionario. Due allenatori hanno cambiato il calcio negli ultimi quarant’anni, Sacchi e Guardiola».ANCELOTTI – «A Parma, periodo di brutti risultati, riunì la squadra, prese una sedia, si sedette in mezzo allo spogliatoio. Disse: “Ognuno di voi parli liberamente”. Quando venne il mio turno dissi che speravo venisse esonerato, così avrei giocato di più. In quell’occasione uscì il peggio di me. Però poi arrivammo secondi e Ancelotti mi ringraziò perché avevo dato il mio contributo».ZEMAN – «La persona più bella che ho incontrato nel calcio. Serio, leale, competente. Andavi da lui e dicevi: “Mister, ho male alla caviglia”. E lui con la sua cantilena: “Tu correre… tu correre sempre più forte… così ti passa subito”. Una volta rientriamo da una trasferta alle tre di notte, l’hotel è chiuso. Vediamo uno che si arrampica su una pianta, si aggrappa a un balconcino, sparisce nel buio e riappare aprendo la porta: era Zeman. “Ora potete entrare”. A Parma venne esonerato dopo 8 partite: nello spogliatoio piangevano tutti, mai più vista una scena del genere in vita mia».IL CALCIATORE PIÙ MATTO – «Facilissimo: Tino Asprilla. In campo e fuori: un circo. Fine allenamento, prende il pallone e indica il presidente Pedraneschi che sta parlando al telefono venti metri più in là: “Ora lo colpisco in faccia”. Pum! Centrato in pieno, il pres cade a terra come un birillo. Noi accorriamo preoccupati, Tino ride: come fai a non voler bene a uno così?».IL PIÙ FORTE – «A Parma Zola, in assoluto Baggio. Ho giocato solo due partite in nazionale, una con lui, a Trieste, contro l’Estonia. Siamo in camera insieme. Sono emozionatissimo. Albertini e Lentini mi fanno: “Domani mattina se devi andare al bagno svegliati presto”. Lì per lì non capisco. Mattina, vado in bagno, è chiuso, c’è Baggio dentro. Aspetto, si sentono strani rumori… “Ding dong…. Tlin…”. Penso che si siano rotte le tubature. Passano dieci minuti, venti, mezzora. Rischio di farmi la pipì addosso, così esco e vado nel bagno della camera di Albertini e Lentini. Ridendo mi spiegano che Robi, che è buddista, tutte le mattine va in bagno per cercare silenzio, fa meditazione e prega per un’ora».
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