Pato si racconta: dal Milan alla malattia, passando per Ancelotti, Ronaldo e il nuovo progetto da proprietario | OneFootball

Pato si racconta: dal Milan alla malattia, passando per Ancelotti, Ronaldo e il nuovo progetto da proprietario | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Milannews24

Milannews24

·3 ottobre 2026

Pato si racconta: dal Milan alla malattia, passando per Ancelotti, Ronaldo e il nuovo progetto da proprietario

Immagine dell'articolo:Pato si racconta: dal Milan alla malattia, passando per Ancelotti, Ronaldo e il nuovo progetto da proprietario

L’ex attaccante rossonero Pato protagonista al Festival dello Sport di Trento: i ricordi degli anni al Milan, il rapporto con Ancelotti, gli infortuni, la malattia affrontata da bambino e il futuro nel calcio da proprietario del Northampton Town

Tra i protagonisti della giornata al Festival dello Sport di Trento c’è anche Alexandre Pato, ex attaccante del Milan dal 2007 al 2013. Il brasiliano ha ripercorso diversi momenti della propria carriera e della propria vita, dal celebre gol contro il Barcellona agli anni in rossonero, fino ai problemi fisici, alle esperienze all’estero e al nuovo progetto da proprietario del Northampton Town. Di seguito tutte le sue dichiarazioni.


OneFootball Video


IL RICORDO DEL GOL LAMPO CONTRO IL BARCELLONA – «E’ stata una grande emozione. E’ stato bellissimo perchè tutti si ricordano di quel gol, è davvero speciale. Lo farò vedere tutti i giorni a mio figlio prima di andare a scuola (ride, ndr)».

IL PROGETTO NORTHAMPTON TOWN – «Sto studiando tanto per questo progetto, ho fatto diversi corsi anche. Se volevo restare nel calcio, volevo farlo facendo il proprietario. Obiettivo? Arrivare un giorno in Champions».

🌐

Calcio News 24 sempre con te su Google

Seguici su Google News per non perdere nemmeno una notizia di calciomercato e i risultati in tempo reale.

LA MALATTIA AFFRONTATA DA BAMBINO – «I miei genitori hanno fatto tanto per me, mi hanno aiutato a seguire il mio sogno. Da piccolo ho avuto una brutta malattia (tumore osseo al braccio sinistro, ndr), la mia famiglia non aveva i soldi per farmi operare, se non mi fossi operato in fretta avrei perso il braccio. Mio papà ha fatto vedere dei video mentre giocavo a calcio, gli ha detto che il mio sogno era diventare un calciatore, e allora a quel punto il dottor Mussi ha detto a mio papà che mi avrebbe operato gratis. Io ho giocato anche con il gesso perchè avevo troppa voglia di giocare. Qualche giorno dopo l’operazione mentre passeggiavo ho visto una grande villa e ho detto ai miei genitori che un giorno avrei regalato loro una cosa così. E a 16 anni, dopo che ho firmato il primo contratto da professionista, l’ho fatto e ho comprato la casa davanti a quella del dottore».

LA SCELTA DI VESTIRE LA MAGLIA DEL MILAN – «Quando mi hanno proposto il Milan avevo altre offerte, ma io volevo il Milan perchè c’erano tanti brasiliani, tra cui anche Ronaldo. Alla Play Station giocavo spesso con il Milan, il mio sogno era diventato realtà. I brasiliani mi hanno aiutato tanto, stavo tanto con loro. Ho sempre voluto diventare come Ronaldo e al Milan ho potuto giocare con lui».

IL RAPPORTO CON ANCELOTTI – «Mi è stato sempre vicino, siamo ancora in contatto. Mi ha aiutato tanto. Uno dei gesti più carini che ho avuto in carriera è quando mi ha preso per mano e mi ha presentato al resto della squadra. Mi ha insegnato tanto. Ora spero possa fare bene anche da ct del Brasile».

IL PERCORSO CON UNO PSICOLOGO – «Quando ho avuto tanti infortuni ho iniziato a dubitare del mio fisico. E’ sempre meglio parlare ed esprimere le proprie emozioni piuttosto che tenersi tutto dentro».

GLI ANNI TRASCORSI IN CINA – «Dovevo andare al PSG, dovevo guadagnare tanti soldi, ma l’affare è saltato. Sono tornato in Brasile e dopo qualche anno è arrivata un’offerta in Cina. Ho parlato con Cannavaro che era l’allenatore. Sono andato lì anche per i soldi. Quando sono arrivato in Cina, la mia testa è cambiata, volevo aiutare anche i compagni di squadra. Sono stati due anni bellissimi».

IL GIUDIZIO SUL MILAN DI OGGI – «Lo seguo sempre. Rispetto al mio Milan è cambiato tanto, così come è cambiato tutto il calcio. Il mio Milan era la squadra più forte del mondo. Nei giorni scorsi, ho parlato con Cardinale, lui è convinto che il Milan tornerà a vincere. Non è facile, i tifosi vogliono vincere subito, ma sono sicuro che farà di tutto per riportare il Milan a vincere. Il Milan mi tocca sempre il cuore, giocare con Modric mi sarebbe piaciuto, spero che Luka possa fare bene».

I GIOCATORI CHE APPREZZA NEL MILAN ATTUALE – «Mi piaceva tanto Leao, peccato che sia andato via. Mi piace tanto anche Pulisic, ha il coraggio di prendere la palla e di puntare la porta. Ora è tornato a segnare, ha più fiducia e speriamo che possa aiutare il Milan a tornare in Champions».

IL PERIODO VISSUTO A ORLANDO – «Ho avuto un grave infortunio, ma sono stati due anni belli. In quel periodo eravamo solo io e mia moglie. E’ stata un’esperienza bella, la tengo nel cuore».

LE AVVENTURE IN INGHILTERRA E SPAGNA – «In Inghilterra sono stato in prestito. E’ stato bello, ma non mi piacuto come si sono comportati. Al Chelsea ho giocato solo due partite, ma un gol sono riuscito a farlo. Poi sono tornato in Brasile e vi racconto che ho chiamato Bonera, mio ex compagno al Milan, per dirgli se cercava un attaccante. Pochi giorni dopo mi ha chiamato il tecnico del Villarreal per chiedermi se volevo davvero andare a giocare in Spagna. Lì ho imparato a gestire il mio corpo. In ogni esperienza che ho avuto ho imparato qualcosa».

I COMPAGNI INCONTRATI AL MILAN – «C’era il tavolo dei brasiliani, quello degli italiani e quello del resto del mondo. Un giorno volevo fare uno scherzo a Gattuso, ma mi ha preso per i capelli (ride, ndr). In quel momento al Milan c’erano tanti campioni. Cafu finiva l’allenamento e poi restava in palestra per allenarsi ancora. Mi ha insegnato tanto. Anche Maldini è stato un grande esempio, così come Beckham, un giocatore che ho sempre seguito. Un giorno, dopo la doccia, mentre lui faceva la doccia, sono andato al suo armadietto e ho visto che profumo usava. Ancora oggi uso quel profumo. Siamo diventati amici, è una persona che prendo come esempio visto che anche lui è il proprietario di una squadra».

LA PASSIONE PER IL TENNIS E L’APPELLO A FEDERER – «Mi piace tanto giocare a tennis, mi piacerebbe diventare professionista, ma non è facile. Non vedo l’ora di incontrare Federer. Avevo chiesto ad un amico che lo conosceva la racchetta di Roger e poco dopo me l’ha portata con il suo autografo e la dedica. Un giorno dovevo giocare a tennis, ho usato quella racchetta e la dedica si è cancellata. Quindi faccio un appello a Federer se possiamo rivederci così può ridarmi la sua racchetta autografata».

L’INCONTRO CON DEL PIERO – «Un giorno sono andata a casa sua a Torino perchè volevo fare una foto con lui. Siamo stati anche a cena con lui dopo. E’ sempre un piacere incontrarlo».

CHI RAPPRESENTA PER LUI UN VERO INVINCIBILE – «Direi i miei genitori che mi hanno dato tutto».

Visualizza l' imprint del creator