Inter Milan
·22 settembre 2026
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Inutile parlarne sai, non capiresti mai. Max Pezzali qualche anno prima in una sua canzone aveva perfettamente centrato il punto. Impossibile, impensabile, incommensurabile spiegare chi e cosa è stato Ronaldo per la storia dell’Inter e del calcio.
La prima partita a San Siro, un’amichevole con lo United, aveva decine di bambini attorno, a simboleggiare l’abbraccio di tutto il mondo interista. Prima partita marcò visita, lasciando il proscenio a Recoba, nella seconda segnò a Bologna per non fermarsi più.
Una storia iniziata 50 anni fa, non nell'esatto giorno in cui è nato. Il compleanno di Ronaldo, infatti, è e rimane il 18 settembre: quattro giorni fa il Fenomeno ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno, celebrato anche dall'Inter in una giornata così speciale.
Il 22 settembre 1976, però, è la data di nascita registrata all'anagrafe, ed è quella da cui inizia questa storia. Una storia fatta di gol, magia, cadute e ritorni, lacrime e imprese. Una storia che per l’Inter, e per chi l’ha vissuta, non ha mai avuto davvero bisogno di essere spiegata.
In un’epoca pre Var, dove un difensore poteva tranquillamente brutalizzarlo, Ronaldo fece fare figura meschina a tutti, da Costacurta a Nesta, che sul tre a zero, durante una finale europea, andò a chiedergli se, cortesemente, poteva finirla di metterlo in ridicolo.
Chissà cosa direbbe ora l’algoritmo, di un attaccante praticamente senza gioco aereo, nullo sui calci piazzati e dalla fase difensiva trascurabile. Era un altro calcio, dirà qualcuno. No, era un altro pianeta. Più di un caso fu segnalato di tifosi del Milan che andavano ogni tanto a vedersi l’Inter, solo per ammirare il Fenomeno. Ce l’abbiamo noi, cantavano i tifosi, assieme a una frase irripetibile che suonava più o meno come: ora dovete preoccuparvi per davvero.
Le teste rasate a Milano erano sinonimo della cultura skin, una subcultura underground dalle mille sfaccettature, per lo più estremiste. Diventarono, semplicemente, i capelli alla Ronaldo. Inarrestabile, fermato solo da problemi fisici, due infortuni terribili.
In un mondo equo il suo ritorno dopo un anno e mezzo lontano dai campi sarebbe stato coronato da un titolo, nel 2002, gli dei del calcio o forse gli uomini decisero diversamente, in ogni caso regalò momenti esaltanti, il gol del ritorno a Brescia, la doppietta al Verona, quella al Brescia da lacrime, il commiato con il gol su punizione al Piacenza. 59 gol in 99 partite, ma i numeri non dicono quasi niente. I dribbling, i doppi passi, i difensori avversari disorientati, la sensazione che ti dava vedere il miglior giocatore del mondo con la tua maglia.
Al Cruzeiro era l’enfant prodige, al PSV un giovane fenomeno, Barcellona è stato troppo poco, al Real era uno dei tanti, al Milan abbiamo strabuzzato gli occhi, ci sembrava uno scherzo, al Corinthians era già finita. La squadra di Ronaldo è, e sarà per sempre, l’Inter.























