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·12 marzo 2026
❗️ Zaniolo: “A Roma finita male, dovevo tenere i piedi per terra! Sto facendo di tutto per la Nazionale”

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·12 marzo 2026

Nicolò Zaniolo ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, soffermandosi su numerosi temi legati alla sua carriera.
“Energico, vivace, sempre col pallone, innamorato di papà Igor che è stato il mio esempio di vita. Mi portava al campo, come oggi io faccio col mio figlio più grande Tommaso. Mi ha trasmesso l’amore per il calcio. Non ho mai vissuto il calcio come ossessione, ma come divertimento. E amo guardare tante partite. Papà mi ha spiegato le dinamiche di spogliatoio e di gruppo. Forse non l’ho ascoltato come dovevo e ho fatto un po’ di testa mia. Ma ora sono maturato, cresciuto. La maglia dell’Italia è un sogno, sto facendo di tutto. Se la chiamata del ct Gattuso arriva sarò strafelice, se non arriva continuerò a lavorare per ottenerla”.
Vedendola da vicino si notano tante cicatrici, segni. Ne prende di botte…
“Tante, troppe. Due operazioni alle ginocchia, crociato destro e sinistro, la rottura del metatarso del piede sinistro. È stata dura, eh”.
Lei volava altissimo alla Roma. Poi non ha mantenuto le aspettative. Che tipo di errori ha fatto tra Atalanta e Fiorentina?
“A Bergamo partii indietro per il metatarso. E non riuscivo a dare quello che voleva Gasperini. Ho fatto fatica. Alla Fiorentina mi aspettavo andasse diversamente, ho più rimpianti per la Viola”.
È stato dipinto come un bad boy. Che ha combinato?
“Ragazzate. Qualche ritardo di troppo io e Moise Kean. Ero leggero. Ma sono cambiato. Noi siamo idoli per i bambini, dobbiamo dare esempi positivi”.
Grazie a Sara che ha appena sposato e l’ha fatta da poco ridiventare papà di Leonardo. Che cosa ha in più rispetto alle altre che a Roma le giravano attorno?
“La sua bellezza è oggettiva, ma è brava con i figli. È buona, è la parte che ragiona in casa. Io ho il fuoco dentro. Ci conosciamo da quando avevo 18 anni e cinque anni fa ho capito che era la donna della vita. C’è sempre stata nei momenti più duri. Come il mio agente Claudio Vigorelli”.
Sara è romana. Lei alla Roma ha dato il meglio. Poi è finita male.
“A Roma ho comprato due case, credo che da grande ci vivrò. Mi ha dato tanto. Seguo la squadra, anche se è finita male”.
Baruffe e incomprensioni. Ma può dire di aver fatto vincere una Conference, con un gol in finale.
“Un’emozione incredibile. Ma quella coppa è di tutti, non l’ho fatta vincere io. L’abbiamo conquistata dai playoff col Trabzonspor, lavorando da luglio”.
Con un tecnico come Josè Mourinho. Che definizione gli dà?
“Maestro. Gestisce alla perfezione, in campo e fuori. Ed è alla mano. Lo sento”.
In un gioco sui social lei ha messo Francesco Totti sopra tutti. Perché?
“È un campione, un fenomeno, una leggenda. Uno dei tre 10 italiani, con Baggio e Del Piero. Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco e ho capito l’importanza che ha”.
Anche lei a Roma aveva quintuplicato i follower diventando idolo.
“E non ho saputo gestire il momento dopo l’esordio in Champions e la doppietta al Porto. Dovevo tenere i piedi per terra”.
Chi era il suo idolo?
“Kakà, a Roma giocavo col 22 per lui”.









































