Matthaus e il ricordo dello Scudetto dei record: «I quattro anni all’Inter sono stati i migliori della mia carriera. Abbiamo battuto il Napoli di Maradona» | OneFootball

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·24 settembre 2026

Matthaus e il ricordo dello Scudetto dei record: «I quattro anni all’Inter sono stati i migliori della mia carriera. Abbiamo battuto il Napoli di Maradona»

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Matthaus, ex centrocampista tedesco e Pallone d’Oro, si racconta a Inter TV tra aneddoti del passato e il legame indissolubile con i colori nerazzurri

Nel corso di una lunga e appassionante intervista concessa ai microfoni di Inter TV, lo storico ex centrocampista e simbolo nerazzurro Lothar Matthaus è tornato a parlare a cuore aperto della sua indimenticabile avventura a Milano. Il fuoriclasse tedesco, trascinatore dell’Inter dei record guidata da Giovanni Trapattoni, ha rispolverato alcuni dei momenti più iconici vissuti a San Siro, rievocando partite memorabili e aneddoti di spogliatoio che sono rimasti scolpiti nella memoria di tutti i tifosi.

SULL’INTER – «Ho giocato per questo club, sono orgoglioso di poterlo dire ai miei figli e ai miei amici. Penso di aver provato il momento di massima felicità quella domenica in cui abbiamo vinto 2-1 contro il Napoli e conquistato lo scudetto. Non ha vinto la squadra migliore forte ma sicuramente quella con la mentalità migliore. Quando si dice che l’Inter è una famiglia è la verità».


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SUL RITORNO AD APPIANO GENTILE – «E’ tutto nuovo per me (ride, ndr). Era tutto molto diverso 36-38 anni fa ma sono contento di essere qui, mi piace molto, è tutto migliorato, lo spogliatoio, la palestra, il ristorante che sono molto più grandi. Ci sono anche dei nuovi spazi per la squadra, i calciatori saranno molto felici, si possono allenare alla perfezione per le partite».

CIO’ CHE SIGNIFICA L’INTER – «L’Inter è sempre nel mio cuore. Quando torno trovo sempre un ambiente famigliare, lo stesso che sentivo negli anni in cui giocavo. Le persone sono molto gentili e amichevoli e non intendo solo i dipendenti ma anche i tifosi, è una bella dimostrazione d’affetto per me che è uguale a quello che io provo per loro, è questo il segreto che ha permesso all’Inter di ottenere dei risultati, i giocatori devono essere felici, devono sentire il supporto ed è quello che accade in partita. Sotto 2-0 con l’Udinese, nessun tifoso ha criticato la squadra, anzi l’hanno supportata e quando c’è stata la rimonta è stato come se l’Inter avesse restituito qualcosa al suo pubblico, come accaduto con il Napoli e anche con il Real Madrid».

SUGLI ANNI IN NERAZZURRO – «I quattro anni trascorsi all’Inter sono stati i migliori della mia carriera. Ho sentito tanto amore e rispetto qui, e i tifosi non hanno mai dimenticato gli anni che ho passato al Club, anche se è passato tanto tempo, l’Inter ha avuto tanti altri grandi giocatori e ha vinto tanti trofei da allora. Mi sono sempre sentito parte di questa famiglia, ed è per questo che dico che è stato il periodo migliore della mia carriera. Lavoravamo insieme come una squadra, potevamo parlare apertamente con l’allenatore e chiacchieravamo persino con i tifosi per strada o al ristorante. Quando si dice che l’Inter è una famiglia, è vero, lo dico con tutto il cuore. Sono orgoglioso di aver giocato qui e di poterlo raccontare ai miei figli e ai miei amici. L’Inter sarà sempre nel mio cuore. Sono tornato dopo tanti anni e sento ancora quella stessa sensazione di familiarità, proprio come quando giocavo qui. Le persone sono gentili e amichevoli, non solo nel Club ma anche allo stadio. Questi colori mi hanno sempre restituito tutto l’amore che ho dato loro».

SULLA SUA MENTALITA’ – «Ho sviluppato la mia mentalità da bambino, perché giocavo sempre a calcio in salotto contro mio fratello maggiore. Lui aveva quattro anni più di me, quindi batterlo non era mai facile e dovevo sempre impegnarmi molto. Ho maturato quella mentalità e l’ho portata con me quando sono arrivato al Borussia Mönchengladbach, poi ho ritrovato la stessa mentalità al Bayern Monaco e in nazionale. Quando sono arrivato all’Inter, fin da subito dicevamo agli altri giocatori: giochiamo per arrivare primi. Dico “noi” perché intendo me e Andreas Brehme. Siamo arrivati ​​qui insieme e, per me, lui non era solo un amico, era come un fratello. Volevamo dimostrare ai tedeschi che eravamo abbastanza bravi per giocare in Serie A, che all’epoca era il miglior campionato del mondo, e aiutare l’Inter a crescere. Quando siamo arrivati, volevamo chiarire che potevamo battere qualsiasi avversario. Per esempio, andavamo a giocare a Firenze o a Bologna e “zio” Bergomi diceva: “Dobbiamo stare attenti, sono molto forti in casa”. Io rispondevo: “Zio, andiamo lì per vincere!” E ci siamo riusciti, abbiamo vinto 6-0 a Bologna».

SULLO SCUDETTO DEI RECORD – «Nessuno si aspettava che dominassimo il campionato come abbiamo fatto, ma tutto si è incastrato alla perfezione. Zenga era uno dei migliori portieri al mondo, mentre Bergomi e Ferri ci hanno dato una difesa solida. Bianchi era eccellente sulla destra, e Brehme non ha bisogno di presentazioni, è stato speciale per me sia come amico che come giocatore. Mandorlini era quello che organizzava la difesa. Con Matteoli avevamo un numero 6 con un ottimo senso della posizione, Nicola Berti era un grande centrocampista box-to-box, e Serena e Diaz formavano un’ottima coppia d’attacco. Con me in mezzo, avevamo un mix davvero azzeccato di qualità. Siamo riusciti a costruire un’intesa molto rapidamente perché molti di noi erano nuovi all’Inter. Berti, Bianchi, Brehme ed io eravamo appena arrivati, e Trapattoni ha fatto un lavoro eccellente».

UN MOMENTO PRECISO DI QUELLO SCUDETTO – «L’allenatore ha plasmato la squadra in modo brillante, unendo le qualità di ogni giocatore, e penso che sia stata una stagione meravigliosa piena di grandi vittorie. Per prepararci alla stagione, ci siamo allenati per tre settimane a Varese. Sembrava un’eternità. Per me è stato speciale perché in Germania eravamo abituati a ritrovarci solo dieci giorni prima dell’inizio della stagione. Se dovessi scegliere un ricordo dello Scudetto, sarebbe il mio gol contro il Napoli: una punizione da circa 22-23 metri che ci ha regalato il titolo. I tifosi dell’Inter aspettavano lo Scudetto da anni e noi abbiamo realizzato il loro sogno. Lo abbiamo vinto nel nostro stadio, a casa nostra, con i tifosi lì a festeggiare con noi, e per farlo abbiamo battuto il Napoli di Maradona. È difficile chiedere di più».

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